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IoT e 5G protagonisti di una svolta epocale

A completamento dell’IoT, il 5G fornirà lo slancio per salire da 20 miliardi di dispositivi connessi ai 76 miliardi attesi per il 2025, con milioni di dispositivi collegati per chilometro quadrato. Molto rilevanti, chiaramente, le opportunità commerciali per la telefonia: l’Ericsson Mobility Report (giugno 2020), stima per gli operatori del settore una crescita dei ricavi del 12%-36% entro il 2026

Industria 4.0, Smart Factory, Smart City, Smart Home, veicoli a guida autonoma: è sempre più familiare l’elenco dei protagonisti della futura “gigabit society”, in cui si esprimeranno a tutto tondo concetti e funzionalità annunciate contestualmente all’avvio di lnternet of Things (IoT), con un crescente numero di device, e di relative prestazioni, connessi.

Susseguendosi a ritmo incalzante, le innovazioni tecnologiche rappresentano altrettanti inviti ad assistere al debutto, e al successo, di inedite e affascinanti opportunità. In particolare al 5G, abbinato all’IoT, spetta la funzione di vettore di una vera e propria “rivoluzione”, un cambiamento che interessa ogni aspetto della vita quotidiana.

Il 5G e i suoi numeri

Dopo l’1G (la rete dei telefoni TACS), il 2G (GSM), il 3G (UMTS) e il 4G (LTE), ecco il 5G (“fifth generation”). Possiamo definirlo il “nuovo standard”, cui si è arrivati attraverso diverse tecnologie di collegamento, dal bluetooth dello smartphone, passando per il wi-fi, e poi le dedicate SigFox, LoRa e NB-IoT.

Ormai il wi-fi (e a maggior ragione, la linea fissa) non serve più per una connessione dai numeri spettacolari: circa 100 Mbit/s (Megabit per secondo) in download e di circa 50 Mbit/s in upload con una latenza prevista intorno ai 4 millisecondi contro i 20 dell’LTE e di tempi di latenza (tra l’emissione e la ricezione di un comando) molto al di sotto di quelli offerti dalle reti mobili odierne.

A completamento dell’IoT, il 5G fornirà lo slancio per salire dai 20 miliardi di dispositivi connessi ai 76 miliardi attesi per il 2025, con milioni di dispositivi collegati per chilometro quadrato (contro le decine/centinaia di migliaia del 4G). Molto rilevanti, chiaramente, le opportunità commerciali che si aprono per la telefonia: l’Ericsson Mobility Report, pubblicato a giugno 2020, stima che gli operatori del settore vedranno crescere i propri ricavi del 12%-36% entro il 2026.

Nella prospettiva di crescita, la telefonia non è che uno degli ambiti interessati. A fare da concreto presupposto alla “rivoluzione” è la possibilità, variamente declinabile, di collegarsi alla rete per le più diverse “cose” (da un interruttore della luce a una centrale nucleare, da un glucometro a un allarme di una banca, da un frigorifero a un’auto) a prescindere dalla presenza dell’uomo.

Senza mettere in forse l’appeal del 5G in termini di connettività mobile (da smartphone e tablet, ad esempio, con velocità nell’ordine delle decine di gigabit al secondo – contro il singolo gigabit per secondo del 4G), non va dimenticato che applicazioni quali la telechirurgia o le auto a guida autonoma possono sfruttare una latenza nell’ordine delle frazioni di millisecondo (contro le decine di millisecondi del 4G).

Una trasformazione globale positiva

Molte procedure della vita quotidiana, tradizionalmente laboriose e complesse, diventano grazie al 5G, all’aumentata capacità di rete, ai costi ridotti e alle nuove potenzialità di utilizzo, più lineari e snelle, contribuendo a un innalzamento della qualità della vita che riguarda tutti: basti pensare, ad esempio, alla gestione smart dei parcheggi.

Ai vantaggi più evidenti si aggiunge il superamento del digital divide, presumibilmente entro il 2024, quando cioè (secondo l’Ericsson Mobility Report) il nuovo standard avrà raggiunto il 40% della popolazione mondiale. Ci si aspetta una corposa adesione del Nord America (550 milioni di contratti 5G nel 2022) e del Nord-Est asiatico, seguiti dall’Europa, con un aumento del traffico da mobile del 79%.

Lo stesso report indica che saranno 29 miliardi di dispositivi connessi tramite il 5G per quella data, 18 milioni dei quali saranno legati a IoT. Già nel 2015, del resto, Studio Altagamma/McKinsey stimò per IoT, principale fonte di valore tra tutte le tecnologie più dirompenti, un potenziale impatto economico di 11 mila miliardi di dollari all’anno entro il 2025.

Molti ambiti di utilizzo

Tra gli scenari d’elezione per l’uso del 5G figura l’industria 4.0, con l’ideale Smart Factory in cui i robot saranno sempre connessi e dotati di algoritmi di intelligenza artificiale operativi in cloud e capaci di restituire in tempo reale sullo stato di usura dei macchinari, la disponibilità dei pezzi da assemblare, e così via.

Nelle Smart Cities, cassonetti intelligenti interagiranno con i cittadini, segnalando in tempo reale il livello di riempimento in tempo reale, monitorando i punti raccolta, ottimizzando in una parola la raccolta dei rifiuti. Per il traffico, altra questione spinosa, semafori intelligenti adegueranno il proprio funzionamento alle condizioni della strada, e se le tecnologie di connessione realizzano per ora solo parzialmente i casi d’uso, l’obiettivo a breve è l’ auto a guida completamente autonoma.

Se per il cittadino dovesse prospettarsi lo status di “paziente”, caso tutt’altro che raro in un mondo minacciato dal Covid-19, facendo leva sulla bassissima latenza, sulla banda ultra-larga e sull’affidabilità del 5G, i chirurghi azioneranno il laser e le pinze manipolatrici del robot da remoto, ricevendo frattanto un video stereoscopico dell’area di intervento. Alla chirurgia robotica si affianca, per quanto riguarda la medicina generale, l’aspetto della “personalizzazione”, con follow-up e diagnosi remote sempre accessibili all’utente, naturalmente a prescindere dalla distanza geografica.

E la sicurezza?

Tra le diverse decine di miliardi di oggetti in commercio e connessi ad internet, molti non possiedono i requisiti e le impostazioni minime di sicurezza e poiché il trend è inarrestabile, si avverte l’urgenza di efficaci soluzioni gestionali, oltre a misure regolative del governo, per una tale mole di dispositivi collegati.

Le cose connesse generano dati in quantità così ingente da richiedere la messa a punto di grandi centri di calcolo che vanno a costituire il cloud. Qui, attraverso Internet, i dati vengono prima raccolti e quindi elaborati per offrire i servizi più vari: è chiara l’imprescindibilità dei requisiti di sicurezza, a tutela dei dati trasmessi e a garanzia dell’utilizzo senza preoccupazioni da parte degli utenti.


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