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Tracciamento degli smartphone? Sì, grazie all’IIoT

Usare i dati generati dai telefoni cellulari per controllare il diffondersi del contagio è una proposta tutt’altro che fantascientifica. Esempi in tal senso (concretizzati da soluzioni IIoT) hanno cominciato a diffondersi in tutto il mondo e dimostrano come in questo momento monitorare gli spostamenti, più che una violazione della privacy, significhi salvare vite umane.

Davanti a casi di emergenza sanitaria particolarmente gravi, come quello che stiamo vivendo, il tracciamento dei contatti rappresenta uno strumento strategico fondamentale che la sanità pubblica può utilizzare per contenere la diffusione di molte malattie infettive. In particolare in questa seconda fase di “post emergenza” è essenziale adottare interventi che permettano di individuare rapidamente nuovi focolai di contagio. Una strada percorribile grazie all’aiuto della tecnologia legata alla piattaforma IoT (Internet of Things). In che modo? Scaricando sui nostri smartphone un’apposita applicazione in grado di conoscere i nostri spostamenti, i dispositivi mobili con cui entriamo in contatto, a quale distanza e per quanto tempo. Diversi sono i Paesi che hanno già deciso di mettere in atto questa strategia, con modalità di tracciamento diverse (GPS piuttosto che bluetooth) e differenti livelli di ingerenza sulla privacy dei cittadini.

Quali le iniziative di ‘contact tracing’ nel mondo

La Cina è per ovvi motivi stata la prima ad utilizzare i dati personali derivati dall’uso degli smartphone per monitorare i contatti dei cittadini, ma al momento attuale è la Corea del Sud a sfruttare maggiormente la tecnica della localizzazione di contatti. Fin dai primissimi decessi il governo di Seul ha adottato una app per controllare che i pazienti sottoposti a quarantena non si allontanassero dal domicilio e non avessero contatti con persone all’esterno. Non solo: i dati ricavati dai telefoni cellulari, dalle carte di credito e dai circuiti di videosorveglianza sono serviti per potenziare i controlli e di conseguenza contenere la diffusione del virus. La app attiva a Singapore identifica gli utenti che sono stati a meno di due metri di distanza per almeno trenta minuti, mentre a Taiwan una “barriera elettronica” allerta quando i pazienti costretti alla quarantena lasciano il proprio domicilio, dando immediato segnale alle forze dell’ordine anche in caso di spostamenti non ufficialmente concessi. E l’Europa? Il conferimento dei dati al governo, ma in questo caso in forma anonima, è stato messo in atto in Austria, dove la compagnia di telecomunicazioni Telekom Austria AG ha deciso di usare un sistema già collaudato per rilevare il livello di assembramento di stadi o luoghi turistici in genere. Sulla stessa lunghezza d’onda la Germania, dove la compagnia telefonica ammiraglia ha deciso di condividere con l’agenzia governativa per il controllo e la prevenzione delle malattie le informazioni riguardanti gli spostamenti degli utenti a livello locale, regionale e nazionale. Più originale, se vogliamo, l’esempio della Polonia: “un selfie ti salva la vita” si potrebbe infatti ribattezzare l’iniziativa che i cittadini sono chiamati a mettere in pratica inviando quotidianamente degli autoscatti geolocalizzati, che dimostrino il pieno rispetto delle norme di confinamento.

L’Italia resta a guardare o si affida all’IIoT?

Anche nel nostro Paese il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione ha istituito una Task Force per valutare e proporre soluzioni tecnologiche di monitoraggio dei dati sul territorio nazionale. Considerando che affinchè l’app risulti efficace è necessario che sia scaricata da almeno il 60% della popolazione e che il suo uso in Italia è su base volontaria, il vero scoglio da superare è sostanzialmente quello, non certo nuovo, del diritto alla riservatezza e dell’uso rispettoso e normato dei nostri dati sensibili. In poche parole, il cittadino che decida di installare l’applicazione deve essere certo che le informazioni raccolte vengano utilizzate “a fin di bene” solo per il periodo necessario per il superamento dello stato di emergenza sanitaria e non successivamente, in modo indiscriminato e per fini di tutt’altro genere. Certo, i cosiddetti dati sensibili tali devono rimanere, ma forse una momentanea deroga a un presupposto ideologico di sacrosanta importanza potrebbe rappresentare uno strumento realmente utile nella guerra al Covid19.

1 Commento

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  • Anche in Italia abbiamo delle esperienze interessanti.
    Ad esempio noi in Tech Data abbiamo realizzato il primo sistema al mondo di Contact Tracing che integra sia un sensore hw multifunzione di prossimità sia una mobile App.
    Flessibile, semplice, sicuro.
    #theiotguru


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