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Transizione 4.0: a che punto siamo e cosa serve per il post-COVID

Il sistema industriale e commerciale italiano ha bisogno di un forte sostegno economico e finanziario. Le intenzioni governative per il post-COVID sembrano andare nella giusta direzione a patto che arrivino al più presto i finanziamenti e le agevolazioni promesse.

Dopo il Covid-19, come affrontare la ripresa delle attività?

Il periodo di lockdown ha messo in grave difficoltà l’industria e il commercio del nostro Paese. Dal governo ci sono però segnali incoraggianti per sperare in una ripresa graduale con l’arrivo di importanti impegni di investimenti economici e finanziari. Tutte le speranze sono riposte nel piano cosiddetto di “Trasizione 4.0”: vediamo in dettaglio di che cosa si tratta.

Trasizione 4.0: un piano per ripartire

Davvero imponente è il “valore” del pacchetto di stimolo per l’acquisto dei beni strumentali che il Mise (il Ministero dello Sviluppo Economico) stima in ben 11,3 miliardi nel periodo 2022-2027, a supporto di investimenti pari a 53,4 miliardi di euro. Quindi, una forte iniezione di fiducia per tutto il comparto industriale, nella speranza che gli investimenti siano diretti verso l’innovazione tecnologica, come strategia imprescindibile, a sostegno dell’Industria 4.0 e della Fabbrica 4.0.

Le misure di supporto alle attività di Ricerca Sviluppo e Innovazione potrebbero generare un credito di imposta annuale di circa 893,4 milioni di euro, mentre la proroga del credito d’imposta per la Formazione 4.0 aggiunge altri 150 milioni annui, quindi 300 milioni in tutto, oltre ai 150 già stanziati per il 2020. A conti fatti, si tratta quindi di un pacchetto da oltre 14 miliardi in cinque anni.

Il Credito d’Imposta dopo il Coronavirus

E’ il credito d’imposta la parola chiave di quasi tutte le misure adottate dal governo, per fronteggiare la crisi economica italiana nel post-Covid-19. In primo luogo, è prevista l’effettiva stabilizzazione, nel prossimo triennio, del credito d’imposta per l’acquisto dei beni strumentali (nei mesi scorsi definiti come “superammortamento” e “iperammortamento”). Ad oggi, l’incentivo scade a dicembre 2020, con eventuali proroghe per la consegna al giugno 2020 per i beni strumentali o al dicembre 2021 per i beni 4.0 in caso di versamento di un acconto pari al 20% del prezzo del bene entro la fine del 2020. Il piano Transizione 4.0, prevede la proroga di tutte le scadenze al 31 dicembre del 2022.

Il credito d’imposta per i beni strumentali “semplici”, quello che ha sostituito il “superammortamento”, dovrebbe passare dall’attuale 6% al 10%. L’aliquota poi potrebbe essere elevata al 15% per gli “investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati dall’impresa alla realizzazione di forme di lavoro agile“. La modifica – spiega la nota illustrativa – “risponde alla necessità di rilanciare gli investimenti delle imprese italiane indipendentemente dalla dimensione e dal settore economico: si ricorda che l’analoga misura (il “superammortamento”) è stata utilizzata da oltre un milione di imprese”.
Da questa nota si evince che la voglia di fare investimenti per l’innovazione industriale non manca alle imprese italiane. Per questo motivo, una forte speranza è riposta nella proposta del Mise che il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative, possa venire prorogato fino a tutto il 2022.

In questo ambito, sarebbero previste diverse novità, a partire dalle aliquote. Quella del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo passerebbe dal 12% al 20% e contestualmente si alzerebbe da 3 a 5 milioni di euro il beneficio massimo per impresa. Per le attività d’innovazione tecnologica per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 l’aliquota passerebbe dal 10% al 15% e il beneficio massimo da 1,5 a 2 milioni di euro.
Il piano Transizione 4.0 prevede la proroga a fine dell’anno 2022 anche del credito d’imposta per la formazione 4.0.


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