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Tra emergenza sanitaria e crisi economica, largo ai robot

È un dato di fatto  che gli ambienti di lavoro, uffici e fabbriche, ma anche le strutture ricettive e sportive possono garantire grazie ai robot un più alto grado di sicurezza in un momento in cui è richiesto a tutti di prestare la massima attenzione ai nostri movimenti e a persone e oggetti con cui veniamo in contatto.

Evento imponderabile, la pandemia da Covid19, costringendo tutti all’immobilità, ha causato la perdita repentina di molti “punti fermi”: nell’emergenza sanitaria si è vista nascere e assumere proporzioni inquietanti la crisi economica. Privati dell’afflusso fisico di persone e merci, i mercati sono andati incontro ad una temporanea asfissia di cui si sentono ancora gli strascichi.

Nel mondo post-Covid19, che ha smarrito la stabilità e la “coerenza” passate, ad essere messa in forse è prima di tutto la libertà di movimento, mentre si rafforzano meccanismi primordiali di difesa in situazioni critiche e di emergenza, con i connessi disturbi post traumatici da stress, dinamiche che interesseranno non soltanto i singoli ma anche intere fasce della popolazione, paesi e comunità.

La consapevolezza di fronte a potenziali minacce guiderà nelle decisioni per i futuro le singole persone, ma anche le comunità e le organizzazioni come quelle aziendali, soggette alle modifiche di visione e comportamento delle loro componenti, a diversi livelli. Non è possibile infatti pensare ad un atteggiamento organizzativo che non sia derivato da quello dei suoi componenti e delle dinamiche che tra questi si vengono a creare.

È fuori di dubbio che serva individuare “nuovi trend’’ di un mondo che deve rimettersi in marcia, in tutte le sue espressioni, non esclusa quella industriale che è l’ideale scenario applicativo dell’innovazione. C’è spazio per l’introduzione di nuovi strumenti, professionali e personali, cui affidare la gestione del cambiamento. E tra tutti, molto promettenti sembrano i robot.

Velocità, sicurezza, fiducia… è automatico

Valutati i danni, la definizione della ripartenza non prescinde dalla ri-definizione della identità aziendale, quasi a “scongiurare” il disagio dell’incertezza totale cui la pandemia ha esposto tutti. la fortissima incertezza vissuta. Con auspicabile prudenza, ci saranno nuovi progetti e strumenti da valutare, nuove soluzioni in risposta ai requisiti imposti dalla legge. Dopo l’emergenza, e in piena crisi economica, ci si predispone alla riapertura delle attività secondo le indicazioni del governo. In Italia si assiste alla difficile ripresa di imprese che erano ormai praticamente in linea con gli standard indicati da Industry 4.0.

Fermate in corsa, le Smart Factory trovano la propria identità, cercando una qualche forma per la stabilità per evitare il rischio piuttosto consistente della recessione. E, ovviamente, si trovando ad aprire alla tecnologia, perché è la sola a poter garantire l’attuazione di tre principi che suonano come un motto e sono invece un riassunto abbastanza completo di ciò che ad un’impresa si richiede senza sconti.

Dalla tecnologia provengono, eredità dei recenti slanci in direzione Industry 4.0, le “buone pratiche” che snelliscono e ottimizzano la capacità di comunicare internamente ed esternamente; di generare, nella fluidità della comunicazione, un clima di fiducia che incida positivamente in termini operativi e in ultima analisi di produttività. Ma dopo Covid19, ad essersi alzata di molto è l’asticella delle misure di sicurezza.

Senza essere un elemento di novità, la sicurezza è però l’elemento cruciale, il perno su cui poggia la possibilità di riaprire per ogni azienda che provveda a:

  • mettere a disposizione prodotti e soluzioni per una corretta igiene;
  • smaltire i rifiuti in maniera corretta;
  • incrementare la frequenza della pulizia delle superfici e degli oggetti condivisi;
  • digitalizzare gli spazi e i movimenti per garantire la sicurezza.

Oggi, dunque, garantire la sicurezza in azienda è imprescindibile. Proteggendo la salute interna e della supply-chain, ossia i contatti diretti con fornitori, clienti e manutentori in azienda, si consente all’economia la ripresa. questo esige una declinazione efficiente di modalità operative: nel luogo di lavoro, tutti devono essere protetti, tutti devono saper proteggere se stessi e gli altri.

Il distanziamento sociale grazie all’utilizzo di robot e tecnologia

Se si pone come regola quella di non avvicinarsi ad un’altra persona al di sotto di una certa distanza oppure la necessità di sanificare una determinata postazione o uno strumento di lavoro usata da più utenti, si ottiene un sistema che permette di monitorare costantemente il rispetto delle norme di sicurezza.
Oltre all’utilizzo dei dispositivi di protezione (uso della mascherina chirurgica, e nelle aree più a rischio si potrà ricorrere anche al tampone), alla riorganizzazione degli spazi e degli orari di lavoro per evitare assembramenti; oltre alla promozione del lavoro agile nei comparti in cui è realizzabile, la Smart Factory si prepara ad accogliere una istanza non più demandabile: il distanziamento, una misura tanto sostenibile quanto efficace nel contrasto del contagio.

Sempre più aziende, sia produttrici che terze parti logistiche (3PL), introducono robot mobili all’interno delle proprie strutture. Per quest’input – che comporta la revisione integrale delle modalità in cui può essere concepita l’attività – una grossa mano può arrivare dalla robotica, settore che vede una notevole espansione a livello mondiale.

Nel 2015, al diffondersi dell’epidemia di Ebola, l’Ufficio per la Politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca e la National Science Foundation degli Usa aprirono ai robot tre campi d’azione:

  • assistenza medica, per esempio attraverso la telemedicina e la decontaminazione;
  • logistica con il trasporto e il trattamento di rifiuti contaminati;
  • sorveglianza, attraverso il monitoraggio del rispetto della quarantena.

Ai nostri tempi, quando, per effetto della pandemia scatenata da Covid19, le interazioni umane sono ridotte al minimo in tutto il mondo, i robot si stanno diventando rapidamente imponendo in ambiti quali:

  • le pulizie;
  • lo stoccaggio;
  • la consegna a domicilio.

A Singapore, nel parco Bishan-Ang Mo Kio, Spot mini, il robot quadrupede della Boston Dynamics ricorda alle persone di rispettare il distanziamento sociale. Un esempio che colpisce la fantasia, ma non è certo il solo. In Cina un porto intelligente dotato di 5G scarica e immagazzina in automatico le merci. In Russia vengono installati tornelli intelligenti con controllo della temperatura. Altri campi applicativi dei robot possono riguardare

  • l’analisi delle superfici, per verificare l’eventuale presenza del virus;
  • l’effettuazione dei tamponi nasali o orofaringei, evitando agli operatori il contatto con potenziali portatori del virus, anche asintomatici.

Robot negli ospedali, robot al ristorante, robot nei parchi, robot negli uffici: cresce continuamente la presenza degli esseri meccanici che si muovono, e utilizzano anche la parola arrivando a fare le veci dell’uomo. E che dire dei robot in fabbrica? Può spostare oggetti o componenti da un punto all’altro riduce al minimo il contatto ravvicinato tra le persone, e senza rischio di contagio.

Sull’onda di questa considerazione, e vista la difficoltà che pervade l’intero comparto industriale, il produttore FANUC – prima azienda a costruire e utilizzare in Giappone una fabbrica automatizzata con robot e macchine utensili CN – ha messo a disposizione l’utilizzo gratuito di 10 robot collaborativi e 5 robomacchine specializzate nello stampaggio della plastica.

Le imprese italiane in situazione di emergenza produttiva, perché impegnate nella riconversione degli stabilimenti industriali o nella graduale ripresa della produzione, potranno avvalersi di una fornitura di robot collaborativi e ROBOSHOT gratuita, della durata di 30 giorni.

Oltre a garantire la messa in opera direttamente o tramite propri partner qualificati, FANUC Italia offrirà alle imprese coinvolte la possibilità di estendere l’utilizzo per i successivi due mesi mediante noleggio, con un canone pari alla cifra forfettaria di 1000 euro mensili. A conclusione del periodo di tre mesi, in funzione delle proprie esigenze contingenti di produzione, ciascuna azienda beneficiaria potrà quindi decidere se acquistare i macchinari o riconsegnarli.

Il robot al fianco, e non al posto, delle persone

Quando si avvia un progetto di automazione, i dipendenti potrebbero preoccuparsi per il loro lavoro, e tocca all’azienda dimostrare quanto l’automazione possa invece venir loro in aiuto, permettendo di accedere ad incarichi molto più soddisfacenti, molto meno ripetitivi. Se si decide di implementare una soluzione robotica mobile, è opportuno analizzare attentamente l’utilizzo del tempo in azienda, i costi di manodopera a pieno regime, i percorsi logistici interni di tutto il materiale e che il grado di flessibilità delle linee produttive.

L’esplosione della pandemia e la necessità di distanziamento sociale ha impresso una forte accelerazione al ruolo della “macchina” nella vita quotidiana, anche se pare inverosimile che l’intelligenza artificiale prenda il sopravvento sugli essere umani che l’hanno creata. Ma sicuramente.

È un dato di fatto, però, che gli ambienti di lavoro, uffici e fabbriche, ma anche le strutture ricettive e sportive possono garantire grazie ai robot un più alto grado di sicurezza in un momento in cui è richiesto a tutti di prestare la massima attenzione ai nostri movimenti e a persone e oggetti con cui veniamo in contatto. Dobbiamo esserne consapevoli e riconoscere il giusto valore all’aiuto che automazione e robot offrono quando si punta a raggiungere livelli produttivi alti e a concentrarsi su attività di valore elevato.


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