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Impresa 4.0, l’impatto del digitale negli Stati Generali sul rilancio dell’Italia

La strategia per il rilancio dell’economia del Paese ha l’innovazione digitale come protagonista. Questo ciò che è emerso dagli Stati Generali, dove il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato il piano Impresa 4.0 plus, che prevederà consistenti incentivi per una spinta ulteriore alla digitalizzazione delle imprese.

Quelle appena trascorse sono state settimane cruciali per la società italiana: dal 15 giugno sono entrati nel vivo gli Stati Generali dell’economia. Appuntamento cui il governo ha dato il titolo “Progettiamo il rilancio”. Giorni in cui il Presidente Conte si è confrontato, tra gli altri, con rappresentati dei lavoratori e associazioni delle imprese.

La ripresa del Paese, ha già anticipato Conte, avrà come linee guida la modernizzazione di imprese e PA, la transizione ecologica e l’inclusione sociale, territoriale e di genere. Il piano potrà sostenersi grazie alle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund europeo e poggerà su sette direttrici: modernizzazione del Paese, innovazione, investimenti pubblici, economia sostenibile, formazione, giustizia e riforma fiscale.

Stati generali: capitolo innovazione

Per quel che riguarda l’innovazione, così come preannunciato dal Presidente a fine maggio, ci saranno misure finalizzate alla capitalizzazione e al consolidamento delle imprese, al supporto delle start up innovative, nonché al rilancio di misure già introdotte con successo come ACE e Impresa 4.0.

Il Piano Impresa 4.0 plus

Previsto dunque il rilancio del Piano Impresa 4.0. A tal proposito, Conte ha annunciato che il governo è già al lavoro per una rete nazionale unica in fibra ottica e per «promuovere in modo forte i pagamenti digitali e varare un piano cashless». La nuova versione di Impresa 4.0 prenderà il nome di Impresa 4.0 plus e «prevederà incentivi consistenti per una spinta ulteriore alla digitalizzazione delle imprese, per quelle che investono in robotica e adottano anche l’intelligenza artificiale». Infine, ci sarà «un decreto di semplificazione per gli appalti che porterà l’autorizzazione ambientali dai 5 anni attuali alle 5 settimane».

Il piano Transizione 4.0

Se Giuseppe Conte ha citato il piano Impresa 4.0, il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha parlato invece di una possibile proroga del piano Transizione 4.0 fino al primo semestre 2022 e il potenziamento di aliquote e scaglioni dei crediti d’imposta per tutto il periodo. Tale strategia comporterebbe l’aumento dell’aliquota dedicata all’acquisto di beni strumentali semplici e beni immateriali (software). Oltre a un incremento del credito d’imposta dedicati ad attività Ricerca & Sviluppo, di innovazione tecnologica per obiettivi di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0. Infine, il passaggio dal 6% all’8% dell’aliquota del credito d’imposta sugli investimenti in attività di design e ideazione estetica.

La proposta degli esperti

Non è dunque ben chiaro se il Governo seguirà il filone Transizione 4.0, sui cui è già a lavoro il ministero dello Sviluppo Economico o seguirà le indicazioni proposte dal gruppo di esperti guidato da Vittorio Colao, che suggerisce il ripristino integrale con rafforzamento del Piano Impresa 4.0, abbandonando il sistema dei crediti d’imposta e tornando all’iperammortamento. Il piano proposto da Colao prevede una durata di almeno 4 anni e la possibilità per le imprese di scegliere la durate del periodo di ammortamento. Infine, resterebbe spazio anche per un significativo potenziamento del credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione.

La terza via

Esiste, tuttavia, anche una terza possibilità: la convivenza dei due piani. Che resti, cioè, il piano Transizione 4.0, con i crediti d’imposta prorogati e potenziati per beni strumentali e ricerca e sviluppo; e che ci sia anche un rilancio del piano Impresa 4.0, dedicato ai grandi progetti di automazione, intelligenza artificiale, block chain e per la transizione green dei sistemi produttivi.

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