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Analisi dei dati e Intelligenza Artificiale: ecco il nuovo ecosistema della supply chain

L’Intelligenza Artificiale arriva in soccorso delle aziende del comparto logistico italiano. Dopo un massiccio investimento in tecnologie per il monitoraggio dei dati, le aziende puntano la rotta verso dei sistemi avanzati digitali, ma le PMI italiane non riescono a beneficiarne, tra timori e rischi sugli investimenti.

L’innovazione inizia anche a confrontarsi con l’Intelligenza Artificiale (AI). I vantaggi di questa rivoluzione nel sistema industriale italiano saranno molteplici, ma bisogna capire in quale direzioni bisogna investire.

Un recente studio di PwC, che si è occupato degli “Ecosistemi connessi e autonomi della supply chain 2025”, ha messo in evidenza l’esigenza, per esempio, della filiera logistica di diventare sempre più connessa e autonoma.

Il funzionamento della rete di rifornimenti, che è stato messo a dura prova soprattutto in periodi come quello dell’emergenza da coronavirus, sarà diverso a seconda di come reagiranno le imprese italiane. E quelle che saranno capaci di reagire, rendendo magari più avanzata la propria filiera, potranno essere in grado di adattarsi meglio e, più rapidamente, alle situazioni di crisi.

La ricetta per le aziende 4.0

Le aziende più innovative, che il rapporto definisce “campioni digitali“, dovranno cercare di migliorare l’impiego della intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati al fine di poter contare su catene di approvvigionamento più trasparenti e migliori processi decisionali. La logistica intelligente promette infatti molto spazio potenziale per il risparmio, secondo la ricerca, con vantaggio  che le filiere trasparenti aumentano la sostenibilità, l’attenzione al cliente e la qualità complessiva.

Il settore manifatturiero italiano, nel dopo-covid, si appresta ad affrontare una fase importante dovendo garantire una maggiore efficienza operativa, in congiunzione con la continuità delle attività produttive e la flessibilità della catena logistica sia nella gestione dell’import di materie prime sia nella gestione dell’export dei prodotti finiti. In questa situazione economica, non bisogna assolutamente sottovalutare il fatto che l’Italia è il sesto esportatore al mondo di beni manufatti e che i prodotti manifatturieri esportati rappresentano l’80% dell’export complessivo. Inoltre, le ultime elaborazioni di Confindustria, registrano che le esportazioni del nostro Paese potrebbero diminuire del 5,1%. nel 2020 a causa dell’emergenza Covid-19. Pertanto, la gestione della supply chain diventa una priorità strategica per tutte le imprese manifatturiere italiane.

Guidare la supply chain con l’Intelligenza Artificiale

Per fortuna, le buone notizie non mancano, la ricerca PwC evidenzia anche che le aziende che utilizzano l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati, in almeno un’area della supply chain, sono già una bella realtà: ben sette su dieci. Con una conseguente ottimizzazione del costo del servizio, della segmentazione della catena di approvvigionamento e della pianificazione integrata. Altra notizia incoraggiante riguarda i “campioni digitali” che sono risultati molto più avanti rispetto ad altre aziende nell’uso dell’AI: il 43% delle imprese utilizza già l’AI per una migliore trasparenza della supply chain, rispetto al solo 23% di tutte le aziende intervistate.

Quindi queste società, campioni dell’innovazione digitale, risultano già molto avanzati nell’uso dei dati operativi, finanziari e di vendita per guidare la supply chain. Tutto ciò, grazie anche all’utilizzazione sempre più sistematicamente dei dati esterni non strutturati, come i dati provenienti dall’IoT (l’Internet delle Cose) e dalle applicazioni dei social media, nonché dai dati dei propri clienti e fornitori.

Nello studio si evidenzia anche che la “logistica intelligente” rappresenta un grande potenziale per l’ottimizzazione dei costi. Unica nota negativa: l’attivazione di capacità “logistiche smart” è troppo legata alle dimensioni dell’azienda, se si pensa che è presente in gran parte delle imprese con fatturato tra i 5 miliardi e i 100 milioni di dollari. C’è quindi da registrare che, per le società più piccole, come quelle tipiche italiane, appare ancora come una difficoltà quasi insormontabile: mancano gli investimenti per il diffuso timore di perdite o ritorni insufficienti.


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