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Data first. La cultura data driven nelle aziende

Ingenti e numerosi gli investimenti nel settore Big Data e Analytics da parte delle aziende. Tali investimenti, tuttavia, troppo spesso non sono accompagnati da un cambio di abitudini e dall’assunzione di una e vera e propria cultura data driven. Causa ne sono una certa resistenza al cambiamento, una mancante fiducia e la paura di uno scarso ritorno economico

La tecnologia non basta. Affinché vi sia vera innovazione è necessario un radicale cambio di mindset. Gli strumenti e le attività legate al mondo dei Big Data e Analytics necessitano il supporto di personale fiducioso e adeguato. La fiducia tuttavia scarseggia e sono ben poche le imprese italiane che possono affermare di aver adottato una cultura data driven.

Il perno della Digital Transformation non si ritrova nella tecnologia ma nelle persone che ne fanno uso. Sono loro gli unici agenti in grado di superare la resistenza al cambiamento e la paura di un non sufficiente ritorno economico che troppo spesso si trovano ancora all’interno delle aziende del nostro Paese, intralciando la strada verso la costruzione di un’Industria 4.0.

La cultura data driven nelle imprese, un obiettivo ancora lontano

Non c’è dubbio ormai sulle potenzialità della Data Analytics e sui benefici che questa può portare all’azienda che sappia farne adeguato uso. La quasi totalità delle imprese ha iniziato a far uso dei Big Data, plasmando sulle loro informazioni la propria strategia di business. Gli investimenti a riguardo sono stati ingenti e numerosi. Tuttavia, nonostante sia un obiettivo condiviso, sono ancora poche le aziende che hanno adottato una cultura data driven, la cui attuazione è stata considerata forse in maniera troppo semplicistica.

L’attenzione sul tema è alta. Ricerche e indagini abbondano, ma i risultati non sono incoraggianti. Una survey Gartner del 2018 ha evidenziato come la costruzione di una data-driven culture sia l’obiettivo principale di tutti i team Data e Analytics. Tuttavia, uno studio Forbes mostra come, nonostante gli 1,3 trilioni di dollari spesi, il 70% delle iniziative di Digital Transformation non ha raggiunto le mete prefissate. Lo conferma Deloitte, con uno studio da cui emerge che il 63% dei professionisti senior in ambito dati non ritiene la propria company data-driven. Ancor più specifica la ricerca di New Vantage Partners, il cui 68% dei protagonisti, tutti C-level in ambito Analytics e Big Data, non ritiene che la propria realtà aziendale sia guidata dai dati. Ancora peggio, più della metà degli intervistati non crede che si tragga reale valore competitivo dagli analytics.

Come si costruisce una cultura data driven

L’errore più comune è pensare che basti introdurre la strumentazione per dar via alla cultura data driven. In realtà, la maggior parte dei C-level in ambito analytics considera le persone come il principale fattore di rischio nella strada verso la Digital Transformation. Per utilizzare davvero i dati a proprio vantaggio è necessario infatti essere in grado di sfruttarli nel modo giusto.

Prima di tutto, è necessario assumere una vision che ponga i dati al centro. E affinché questa venga fatta propria dai dipendenti, è doverosa una comunicazione adeguata, che renda chiari quali sono gli obiettivi da conseguire e le tempistiche da rispettare. Utile è l’utilizzo di progetti quick-win, che siano da base alla creazione di qualcosa di più solido e duraturo. Per rendere proficui i Big Data, bisogna poi far in modo che questi siano facilmente accessibili a tutti i livelli, coerenti e puliti: risultati ottenibili tramite un adeguato Data Quality Management. Infine, è fondamentale che tutti i livelli aziendali siano edotti su cosa sia il dato e formati su come trattarlo.

 


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