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Il grado di digitalizzazione delle imprese italiane

Il rapporto Istat evidenzia che le imprese italiane credono e investono nell’infrastrutturazione digitale (banda larga, cloud), ma solo il 16,6% ha adottato almeno una tecnologia tra IoT, realtà aumentata o virtuale, Big data e automazione avanzata

La prima edizione del Censimento permanente delle imprese, promossa dall’Istat e conclusa alla fine del 2019, ha consentito di approfondire anche tematiche emergenti e rilevanti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale e la crescita economica del Paese.

Il rapporto Istat 2020

Nel rapporto 2020, l’interesse si è focalizzato su tre grandi aree: digitalizzazione, tecnologia e innovazione. In quest’ultima ricerca, la progressiva digitalizzazione dei processi aziendali viene impiegata come chiave di lettura per una serie di fenomeni che stanno influenzando le strategie imprenditoriali come lo sviluppo di progetti di innovazione, l’emergere di nuovi modelli di business, la diffusione e l’utilizzo di nuove tecnologie e, infine, l’impatto della digitalizzazione sulla forza lavoro.

Nel censimento Istat, il tema della digitalizzazione è stato studiato integrando il monitoraggio degli investimenti in tecnologie digitali di tipo infrastrutturale (connessione a Internet, acquisto di servizi cloud ecc.) con l’individuazione di investimenti più specializzati che possano segnalare uno spostamento verso il pieno utilizzo delle risorse digitali disponibili (Big Data, applicazioni di Internet delle Cose, stampa 3D, robotica, simulazione ecc.).

In questo scenario, per maturità digitale si intende l’investimento in infrastrutture digitali non come obiettivo a sé, ma come condizione per ottimizzare i flussi informativi all’interno dell’impresa, con effetti positivi in termini di efficienza e competitività.

L’adozione del digitale nelle imprese italiane

Nell’adozione delle tecnologie digitali è da sottolineare la differenza tra piccole e grandi imprese: ha effettuato investimenti digitali il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti e il 97,1% di quelle con oltre 500 addetti. Meno significative sono le differenze territoriali: si passa dal 73,3% nel Mezzogiorno al 79,6% nel Nord-est.

Passando ai settori, sembra evidente il ruolo trainante dei servizi: le telecomunicazioni (94,2%), la ricerca e sviluppo, l’informatica, le attività ausiliarie della finanza, l’editoria e le assicurazioni hanno percentuali di imprese che investono in tecnologie digitali superiori al 90%. Il primo settore manifatturiero per investimenti digitali è la farmaceutica (94,1%), seguita a distanza dalla chimica (86,6%).

In base al livello di maturità digitale, Istat ha pensato di suddividere le aziende italiane in quattro gruppi. Il primo comprende le imprese definite “asistematiche” che si caratterizzano per aver adottato (tutte) almeno un software gestionale nel periodo 2016-2018, assieme a investimenti limitati in tecnologie infrastrutturali come il cloud o la connessione a Internet via fibra ottica.

Queste imprese hanno, ovviamente, la percezione delle potenzialità del digitale ma, per la loro dimensione o collocazione settoriale, hanno difficoltà a prefigurare un passaggio definitivo verso un assetto organizzativo intensamente digitalizzato.

Il censimento Istat, evidenzia pure che il processo di digitalizzazione delle imprese appare distinto in due stadi o, in alcuni contesti più complessi, anche multistadio. Risulta infatti evidente la necessità di costruire in una prima fase le condizioni tecniche e culturali per avviare il processo di digitalizzazione che si completa, in una seconda fase, con l’adozione di soluzioni applicative più utili ed efficaci per aumentare efficienza e produttività.

Il passaggio da una fase all’altra può essere ostacolato da diversi fattori. In primo luogo, quello economico e, quindi, quello tecnico nella misura in cui le tecnologie infrastrutturali vengono spesso adottate con modalità standard mentre le tecnologie applicative hanno bisogno di un meticoloso adattamento alle esigenze e alle condizioni tecniche specifiche dei singoli settori e delle singole imprese. Non va però assolutamente trascurato l’aspetto organizzativo e di cultura aziendale perché è nella seconda fase che l’impatto della tecnologia digitale modifica i processi aziendali e, in alcuni casi, può comportare delle ristrutturazioni o riduzioni di personale.


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