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Veicoli intelligenti, perché sarà necessario il 5G

Lo sviluppo di veicoli intelligenti a guida autonoma non è soltanto una questione di competitività tra produttori. I due fattori decisivi per accelerare i tempi sono l’avvento del 5G e l’alleanza tra compagnie automobilistiche e aziende tecnologiche come il patto Nvidia/IBM. Perché sarà necessario il 5G per fare il grande salto?

La rete 5G è l’unica in grado di garantire alle auto senza pilota, a guida autonoma, di comportarsi come si deve nel traffico urbano e per le strade a scorrimento veloce. Con il 5G le auto senza pilota potrebbero comportarsi ancora meglio di un essere umano e quindi risultare molto più sicure.

Il 5G necessario per i veicoli intelligenti: perché?

Per comprendere meglio perché sarà necessario il 5G per dirigere le analisi sulla guida autonoma e avviare il grande lancio dei veicoli intelligenti, bisogna spiegare cosa è in grado di fare attualmente il 4G.

La rete 4G risulta veloce per lo streaming audio e video d’alta qualità, per lavorare, giocare online, ma non è in grado di supportare la gigantesca mole di dati necessaria per un sistema di guida (in entrata e in uscita).

Non può assicurare ai computer di bordo i riflessi giusti per impedire un incidente, frenare in tempo, cambiare direzione all’ultimo momento. Insomma, i riflessi umani gestiti al meglio, la reattività.

Con il 5G tutto questo è possibile grazie a centinaia di sensori disseminati lungo le strade, nelle auto, all’interno delle aziende. La rete 5G può sfruttare al massimo l’Intelligenza Artificiale, la realtà virtuale e l’IoT (Internet of Things), mentre l’attuale 4G non può farlo.

Copertura di percorsi, latenza, reattività del 5G

È proprio l’attesa del 5G a far subire ritardi nei test dei veicoli intelligenti, specie negli USA. Per intenderci, le antenne 5G sono già state attivate per consentire sperimentazioni ma al momento l’estensione non è tale da permettere una copertura di percorsi sufficientemente ampia.

Di conseguenza, è attualmente impossibile eseguire test vicini alla realtà. Qualsiasi test potrebbe rivelarsi utile ma non definitivo per comprendere in che modo un veicolo intelligente, un’auto senza pilota possa davvero comportarsi in qualsiasi circostanza e situazione di guida autonoma.

La parole magiche sono latenza e reattività. Affinché la tecnologia possa rispondere in tempo reale in ogni situazione stradale bisogna abbassare il tempo di latenza, quello cioè che  intercorre tra l’invio del comando e la sua effettiva esecuzione.

Serve la reattività (possibile con il 5G) per armonizzare la guida autonoma con l’ecosistema super tecnologico composto da sensori disseminati ovunque, IA, IoT, virtual reality. Solo allora l’auto senza pilota, il veicolo intelligente potrà dimostrare di essere un computer su 4 ruote e anche qualcosa di più. Un veicolo che non si limita a guidare ma che sia in grado autonomamente di accorgersi di tutto quello che succede attorno e che sappia gestirlo.

Veicoli intelligenti come data center mobili

Serve la creazione e lo sviluppo di chip capaci di trasformare i veicoli in data center mobili: né più né meno ciò che stanno sperimentando società come Intel e Qualcomm che producono semiconduttori.

I veicoli intelligenti, le auto senza conducente devono essere in grado di prendere decisioni complesse in real time. Serve una rete con capacità di elaborazione estrema come il 5G, in grado di gestire, elaborare e analizzare una colossale quantità di dati.

L’obiettivo da raggiungere è uno solo: mimare l’uomo, addirittura superarlo, limitare il più possibile i rischi on the road.

La società di consulenza McKinsey ritiene che la Cina possa trasformarsi nel più grande mercato mondiale per il settore della guida autonoma. Entro il 2040 coprirà fino al 66% dei km percorsi da cittadini, turisti e pendolari.


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