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Industria dell’auto, da manufacturer a mobility provider

auto manufacturer

Il settore automotive si sta trasformando. Sul mercato non più solo produttori (manufacturer), ma anche fornitori di servizi di mobilità (mobility provider). La scommessa in gioco è ambiziosa: dal rapporto coi concessionari a quello con i clienti, dai volumi di produzione allo sviluppo delle partnership. Tutto quello che c’è da sapere e cosa aspettarsi

Il comparto dell’auto è ormai chiamato a una transizione che vede i principali costruttori sempre più decisi a passare dal semplice ruolo di manufacturer a quello di mobility provider. Uno stimolo nato sicuramente dalla visione dei servizi finanziari non più come meri accessori rispetto alla commercializzazione delle auto, ma come strumenti essenziali per fidelizzare il cliente grazie a offerte di lungo periodo.

Ecco quindi che quello che un tempo era l’acquisto di un auto si sta evolvendo in un servizio di mobilità all-inclusive.

I principali cambiamenti nell’automotive

Nel passaggio da manufacturer a mobility provider nulla sarà come prima. Vediamo quali sono i cambiamenti che più impatteranno sul settore dell’auto.

Il rapporto con i concessionari

Come sappiamo una rete di rivenditori forte sul territorio è fondamentale per i servizi di manutenzione e assistenza tecnica post vendita.

Ma per essere un vero mobility provider, il produttore dovrà prendere in carico il cliente evitando le intermediazioni. Il che sarà possibile solo possedendo tutti i dati di profilazione a partire dalle fasi di pre vendita. Conoscere l’uso che il cliente fa del mezzo anche attraverso l’intervento di nuovi profili professionali, come ad esempio i data scientist.

La gestione del cliente

Indispensabile per il manufacturer sarà modificare la struttura organizzativa dotandosi di call-contact center, chat bots, assistenti virtuali, staff professionalmente preparato e multilingua per poter raggiungere tutti i mercati interessati.

Una riflessione particolare merita poi l’analisi sull’età media dei clienti che acquistano auto. La generazione più giovane è attratta dallo sharing e da sistemi di mobilità alternativa. Una bella sfida che potrebbe portare a un’offerta di servizi creativa e versatile: un parco auto in condivisione di veicoli di piccola cilindrata per gli spostamenti urbani infrasettimanali, ad esempio, che contempli anche modelli più performanti per il weekend fuori porta piuttosto che versioni eleganti per l’uscita del sabato sera.

La smart mobility

Altro tema molto caldo è quello della mobilità elettrica. I produttori non dovranno limitarsi a fornire servizi finanziari di leasing e noleggio, ma si troveranno anche a incentivare la diffusione di infrastrutture di ricarica sul territorio, diventando, perché no, operatore attivo in questo business.

Certo un veicolo costantemente connesso alla rete richiede capacità che i produttori di auto dovranno acquisire. Saper gestire un numero spropositato di dati che vanno raccolti, trasmessi dal veicolo a un server, archiviati ed elaborati è la condizione essenziale. Altrimenti l’idea di veicolo connesso sarà solo fonte di problemi.

I volumi di produzione

Essere mobility provider comporta una quota crescente di auto condivise da più clienti.

Attualmente la capacità produttiva mondiale annua è di circa 100 milioni di auto. Tali volumi saranno sostenibili in futuro? La sfida è diventare fornitore di servizi a parità di volumi. L’equazione è del resto abbastanza immediata: più car sharing, meno auto vendute. Servizi di car sharing più smart, d’altronde, potrebbero attrarre più clienti, tra i quali anche quelli che dismetteranno il loro veicolo datato in cambio di una vettura di ultima generazione.

È bene dunque chiedersi quali effetti tutto ciò avrà sul numero di auto prodotte.

Quali partnership per il futuro

Si tratta sostanzialmente di un duplice scenario possibile.

Da un lato i produttori, utilizzando il proprio marchio, si dotano di società operative capaci di offrire un portafoglio servizi end to end. La loro presenza si allargherà quindi al mondo assicurativo, a quello dei sistemi di infotainment e di elettronica di bordo, dei carburanti, della gestione delle informazioni sul traffico.

Dall’altro, i produttori di domani si configureranno come un hub centrale da cui partono raggi di collegamento con operatori e partner specializzati. In questo secondo caso, però, questi ultimi dovranno concedere all’hub centrale il possesso del contatto e della relazione con il cliente.

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