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Made in Italy, il futuro della manifattura parte dai robot

Negli ultimi anni, sulla scia di Industria 4.0 e della rivoluzione digitale, i beni strumentali hanno trainato la manifattura. Questo specifico settore, emblema da sempre del Made in Italy, potrebbe essere fra i primi a ripartire dopo la frenata imposta dalla pandemia. Una ripartenza favorita sicuramente anche dal contributo dei robot.

Un driver per la manifattura Made in Italy

Il mondo dei produttori di macchine utensili e robot è già proiettato al 2021 e al rimbalzo sul mercato auspicato nella fase post-Covid 19.

Grazie alle misure messe in campo dall’Industria 4.0 e all’accelerazione della digitalizzazione dell’industria, negli ultimi anni è proprio questo il comparto che si è distinto come driver per la manifattura Made in Italy. Non dimentichiamo del resto che, secondo i più recenti dati Ucimu, nonostante la frenata registrata nel 2019 e le incognite che ancora pesano sull’anno in corso, siamo il quarto Paese produttore al mondo.

I robot all’avanguardia della svolta: i dati delle associazioni di categoria

Proseguiamo nelle nostre riflessioni basandoci sulle analisi e le statistiche rese note dalle associazioni di categoria.

Anima Federazione delle associazioni nazionali dell’industria meccanica varia e affine

Nel comparto della produzione di tecnologie per infrastrutture, logistica, alimentare, ambiente, energia e industria esistono “nicchie” altamente specializzate che hanno registrato risultati importanti anche nel corso del 2019.

Il settore pompe, forte delle esportazioni verso Medio Oriente ed Est Europa, ha registrato una crescita dell’1,6% con un fatturato di oltre 2 miliardi di euro. Ancora, per il comparto degli apparecchi e degli impianti aeraulici si è assistito a una crescita del 3,1%, mentre nell’ambito degli impianti e apparecchi per il sollevamento e il trasporto ci si attesta su un +2,1%.

Buona performance anche per il settore valvole e rubinetti che, con due importanti distretti produttivi tra Piemonte e Lombardia, è cresciuto dell’1,7% per un giro d’affari di 7 miliardi e mezzo. Non male, in un anno terribile come quello che ci siamo lasciati alle spalle.

Anfia – Associazione nazionale filiera industria automobilistica

L’automotive ha avuto un peso considerevole sull’andamento complessivo della manifattura meccanica. Si tratta di un mondo che sta subendo una trasformazione radicale, all’interno del quale una parte della componentistica ne è sicuramente uscita con meno danni rispetto al comparto nella sua totalità.

Passando ai dati, possiamo vedere che la produzione industriale ha registrato un calo tendenziale del 9,5% nel 2019, dopo che nell’anno precedente avevamo assistito a una battuta d’arresto della fase di recupero dei volumi iniziata nel 2014. Più nel dettaglio, la fabbricazione di autoveicoli è calata del 13,8%, il comparto componenti e motori ha segnato una contrazione del 7,9%. In controtendenza l’indice di produzione di carrozzerie, che vede una crescita del 6,7%.

Restando nell’ambito della componentistica, un ultimo interessante dato riguarda la forbice import-export. Se infatti il mercato nostrano è tradizionalmente caratterizzato da una preponderanza di produttori stranieri (con una quota che supera il 70%), le esportazioni nel corso del 2019 hanno surclassato le importazioni per qualcosa come 6 miliardi e mezzo di euro.

Amma Aziende Meccaniche Meccatroniche Associate

Parlando di settori trainanti la manifattura Made in Italy, quelli dell’Additive manufacturing e della trasformazione meccatronica sono senz’altro i due driver tecnologici nel mondo della meccanica.

Il primo rappresenta un approccio rivoluzionario che, rivedendo il concetto stesso di progettazione di un prodotto meccanico, riduce il numero di componenti da assemblare, rendendo possibile dare vita ad oggetti che, per dimensioni e prestazioni tecniche, era impossibile realizzare con le metodologie tradizionali.

Il discorso della trasformazione meccatronica è invece basato sull’integrazione progressiva di componenti meccaniche con sensori ed elementi elettronici.

Il prossimo step? Lo sviluppo di sistemi d’intelligenza artificiale grazie a big data e algoritmi.

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