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Biennio 2021-2022: nell’ICT l’energia per la ripresa

Smartworking, didattica a distanza, acquisti online, dematerializzazione dei processi, eventi in streaming, remotizzazione dei processi produttivi: punti di riferimento nel disegno della “nuova normalità”, così come si configura, segnata dall’emergenza sanitaria da Coronavirus e dal conseguente distanziamento sociale

Nel corso della presentazione delle ultime rilevazioni sul digitale in Italia e sulle previsioni di mercato al 2022, in collaborazione con NetConsulting cube, Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, ha affermato: “La digitalizzazione è la scelta più efficace e sostenibile per superare le difficoltà e ripartire. I segnali che vengono dal mercato ora ci dicono che è nelle aspettative. Serve ora la determinazione e un approccio di sistema per passare dalle dichiarazioni alle azioni e sfruttare tutto il supporto dell’Europa”.

I prossimi due anni, secondo Gay, saranno decisivi per far sì che la crisi pandemica sia ricordata anche come causa della significativa accelerazione per il processo di digitalizzazione italiano. I risultati dello studio dell’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’Ict gli danno ragione: nel lockdown il digitale ha sostenuto l’attività di famiglie, imprese, istituzioni e ha dimostrato di aver tutte le carte in regola per dare energia alla ripresa.

Strategicità dell’ICT

Nel primo semestre del 2020, in piena pandemia, il mercato digitale in Italia è riuscito a limitare il calo al 2,9% rispetto al primo semestre del 2019. “Si tratta di andamenti che, in una fase recessiva, confermano le potenzialità dell’ICT per resistere e per ripartire – ha spiegato Gay – ma anche per promuovere la buona ripresa del mercato nel prossimo biennio, come rilevano le proiezioni per il 2021 e il 2022.”

Andrà anche meglio nella valutazione dell’intero 2020 che, per effetto del relativo recupero nella seconda metà dell’anno, dovrebbe chiudere in calo per non più del 2%, a 70,5 miliardi di euro. Un più ampio respiro deve essere garantito, dunque, ai settori più vivaci e promettenti: “dalle infrastrutture di rete e all’evoluzione dell’amministrazione pubblica, dal sostegno alla digitalizzazione diffusa delle imprese, al rafforzamento del settore ICT in Italia e della sua capacità di ricerca e sviluppo, e così via, sino alla creazione massiva delle competenze digitali evolute di cui siamo carenti”, ha precisato Gay.

Nel quadro generale, le tecnologie traversali a tutti i settori d’offerta, i “Digital Enabler”, sono stati trainanti. Tutti quelli di maggior peso sono stimati in crescita: il mobile business del 4,4% a 4.326 milioni; l’Internet delle cose (IoT) del 3,5% a 3.625 milioni; il cloud del 16% a 3.284 milioni; la cybersecurity del 9% a 1.239 milioni; le tecnologie big data dell’8,7% a 1.152 milioni; le piattaforme per il web del 5,8% a 507 milioni. In miglioramento anche quelli emergenti come wearable (+3,1%), intelligenza artificiale (+14%) e blockchain (+18,2%).

Le proiezioni per il biennio 2021-2022

Nel biennio 2021-2022 è attesa una dinamica più marcata per la componente business (+5,3% nel 2021 a circa 43,2 miliardi di euro, e +4,6% nel 2022, a più di 45,1 miliardi) e per quella consumer (+ 0,9% nel 2021, a circa 29,7 miliardi, e +1,5% nel 2022 (a circa 30,2 miliardi).

In ambito business, si riproporrà la centralità di Industria (+7,7% nel 2021 e +5,8% nel 2022) Banche (+4,6% nel 2021 e +3,5% nel 2022), Telecomunicazioni e Media (+4%, nel 2021 e +3,5% nel 2022), Distribuzione e Servizi (+5,4% nel 2021 e + 4,4% nel 2022). Crescite simili sono anche attese da Assicurazioni e Finanza, Utility, Traporti e Sanità. E si profila anche la conferma del cambio di passo della Pubblica Amministrazione, sia Centrale (+4,3% nel 2021 e +4,1% nel 2022) che Locale (+3,7% nel 2021 e +4,4% nel 2022).

Altri esempi sono quelli dell’AI – con progetti dedicati a contenere la circolazione della popolazione, o alla previsione dell’evoluzione dei dati, o ancora alla lotta alle fake news – e dei big data. Ambiti di “successo”, cui nei prossimi due anni andrà ad aggiungersi l’IoT, il comparto di Anitec-Assinform più colpito dalla crisi scatenata da Covid-19 e che riprenderà a crescere “alimentato” dal Piano Transizione 4.0 e da misure inseribili.

Fra tutte queste tecnologie emerge un comune denominatore: ognuna ha contribuito, in misura più o meno ampia, a gestire le criticità dell’emergenza sanitaria. Il cloud computing, per fare un esempio, sta conquistando sempre più aziende che hanno accelerato l’adozione di strumenti di produttività e collaborazione basati sul cloud per consentire ai dipendenti di lavorare in remoto.

Un’occasione unica per cambiare il passo

“Abbiamo di fronte un’occasione unica, per migliorare le previsioni e soprattutto per fare quel cambio di passo che è alla base della fiducia di investire da parte imprese di tutti i settori e nello stesso comparto ICT in Italia. Mai come oggi – ha sottolineato Gay – è urgente dotarsi di una politica industriale per il digitale all’altezza delle sfide e attuarla con un approccio di sistema, con iniziative, obiettivi e risultati condivisi e perseguiti in modo coordinato da tutti i soggetti rilevanti. Pubblici e privati.”

Considerando che in questi mesi il Governo concluderà l’elaborazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, PNRR, le previsioni sono incoraggianti: tra 50 e 60 miliardi di euro, dei 209 resi disponibili dalla UE tra prestiti e contributi a fondo perduto, potranno essere investiti, nel quadro del programma Next generation EU, in progetti di trasformazione digitale e di innovazione a vantaggio di tutto il Paese.


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