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La cyber security post-pandemia con 5G, cloud e Internet of Things

Il Covid ha segnato un forte cambiamento i cui effetti non si arresteranno nel prossimo futuro. Tali effetti dovranno essere un punto centrale per i team di sicurezza informatica. Check Point Software Technologies Ltd. ha fatto le sue previsioni per il 2021 riguardo alla cyber security post-pandemia con 5G, cloud e Internet of Things.

Quali sfide alla sicurezza bisognerà affrontare il prossimo anno?

Nella sua analisi, Check Point Software evidenzia che gli effetti della pandemia hanno notevolmente contribuito a creare uno scenario che, prossimamente, influirà sulle scelte da fare in termini di protezione dati e asset aziendali.

L’effetto positivo del Covid-19 è stato sicuramente quello di accelerare la trasformazione digitale nelle aziende. Ad esempio, nell’ambito dello smartworking, ha costretto a cambiamenti drastici e rapidi anche aziende poco preparate.

Covid o meno, certi effetti sono destinati a far parte di una “prossima normalità” basata su trasformazioni permanenti. Di sicuro, il peso della tecnologia è notevolmente aumentato.

Cyber security post-pandemia con 5G, cloud e Internet of Things: cosa ci aspetta?

Gartner prevede che, nel 2024, il 30% dei dipendenti a livello globale lavorerà da remoto e non ci stupisce. La pandemia, in Italia, ha costretto molte aziende e dipendenti a lavorare da casa e succede ancora. Lo smartworking ha richiesto un maggiore e più diffuso utilizzo di accessi Vpn e dispositivi mobili, un’adozione più ampia del cloud per questioni di agilità.

Specie nel primo periodo di lockdown, le aziende hanno pensato più a salvare il business trascurando il ricorso a soluzioni di cyber sicurezza aziendale. Di conseguenza, si è verificata un’impennata di cyber attacchi con picchi di phishing da 210.000 a settimana e ransomware con doppia estorsione (prima bloccando i sistemi, poi chiedendo il riscatto per il recupero dei dati). I cyber criminali hanno sfruttato anche altri canali come il contact tracing.

Le priorità della cybersicurezza oggi sono due:

  1. prevenzione automatizzata;
  2. integrazione tra sicurezza informatica e operativa per l’evoluzione verso il cloud e l’Internet of Things.

La seconda priorità è una questione delicata in quanto implica ambienti maggiormente vulnerabili, estende la superficie di attacco e non dispone ancora di un adeguato sistema di protezione tecnologico. È necessario, dunque, superare questi limiti tecnologici lavorando sulle prassi di aggiornamento delle patch e delle password.

Minacce alla mobility, 5G, cloud e IoT

Quelle appena citate sono le massime priorità cui seguono la protezione delle minacce associate alla mobility (43%), una strategia per azzerare i blind spot (39%) e il potenziamento dell’infrastruttura cloud (29%).

Non meno critico è il 5G che comporta un aumento del rischio di accessi malevoli a una trasmissione su banda larga. Attualmente, la cybersecurity è instabile a causa delle reti ibride e della scarsità di specialisti cloud.

Ciò che serve alle aziende, per prepararsi alla ‘prossima normalità’, è un partner affidabile in grado di gestire i problemi più complessi difficilmente risolvibili con le sole risorse interne. Servono soluzioni erogabili anche attraverso managed service provider professionali. Si prospetta un futuro che porterà sempre più verso una fruizione della cybersecurity simile a ciò che avviene attualmente per il noleggio operativo sulle auto.

L’enorme quantità di dati presenti in dispositivi 5G sempre attivi dovrà essere protetta da violazioni, furti e manomissioni.

Una volta lanciate le reti 5G, aumenterà in modo significativo il numero di dispositivi IoT connessi e la vulnerabilità delle reti agli attacchi informatici su larga scala.

Device IoT connessi alle reti e cloud: sono questi gli anelli deboli della cyber security. Serve una combinazione di controlli di sicurezza tradizionali e nuovi per salvaguardare queste reti in costante crescita in tutti i settori aziendali e industriali.

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