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Nuove tecnologie e opportunità nel contesto del lavoro digitale

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Bastano pochi elementi per prendere atto della significativa influenza che la massiccia presenza delle tecnologie esercita sulle attività sociali e non soltanto nel mondo del lavoro. La tecnologia si sviluppa, per necessità prima di tutto, una necessità che la pandemia ha esasperato. Mentre le nuove tecnologie rimodelleranno milioni di posti di lavoro nell’Ue, le competenze digitali e trasversali sono sempre più necessarie per cogliere le opportunità di lavoro emergenti

Con l’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19, le tecnologie digitali si sono rese indispensabili – ma non mancano le criticità. Da una parte, la digitalizzazione e le piattaforme favoriscono lo smart working e l’e-commerce, ma dall’altra con il lockdown aumentano le disuguaglianze: ne fa le spese soprattutto chi non può lavorare da casa ed è più a rischio contagio, come addetti alla vendita al dettaglio, lavoratori della sicurezza e della logistica.

Le 5 P della World Social Agenda

Agganciandosi agli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’ONU nel 2015, configurati come linee guida programmatiche per le azioni da intraprendere entro il 2030 a livello globale, World Social Agenda ha individuato cinque “pilastri”, cinque parole che iniziano con la lettera P: Partnership, Planet, People, Prosperity, Peace. Nel presentare l’offerta formativa docenti, la World Social Agenda pone il focus sulla quarta “P”, quella di ”Prosperity” valore particolarmente connesso al lavoro.

Va fatta piena luce su diritto al lavoro, disuguaglianze e fragilità, sfruttamento (nelle varie forme di schiavitù, caporalato, lavoro minorile) e precariato, impedimenti nella costruzione di un tessuto sociale atto a contenere esistenze “prospere e soddisfacenti all’interno di un progresso economico, sociale e tecnologico in armonia con la natura” come detta l’Agenda 2030. In quanto medium di relazione con il mondo e fonte di identità per ognuno, il lavoro coincide con la possibilità di aspirare ad un futuro in cui le differenze siano punti non di debolezza, ma di forza per l’affermarsi della giustizia sociale.

Smart working in continua crescita

Un mondo del lavoro con posizioni professionali sempre più fluide, l’Intelligenza Artificiale che si impone nella vita quotidiana, la connessione h24, la necessità di frequentare più luoghi e più lingue in modo quasi ubiquo stanno totalmente cambiando il concetto di benessere. Il Digital Learning permette di aumentare le competenze in modo flessibile, dinamico, veloce, e facilita l’immersione nella realtà portando a un cambiamento sia a livello personale, sia a livello lavorativo.

Cominciando proprio dai legami tra attività lavorative e mondo digitale, appaiono all’orizzonte le questioni connesse a futuri sviluppi economici e sociali. A giugno 2020 i dati relativi alla diffusione dello smart working ne evidenziavano la crescita esponenziale: 90% grandi imprese, 73% medie imprese, 28% piccole imprese. Il “lavoro digitale”, però, pur frequente oggetto di dibattito pubblico, è evoluto verso la stratificazione e l’esternalizzazione, grazie anche al ruolo di intermediazione tra domanda e offerta svolto dalla piattaforma digitale.

Diverse tipologie di lavoro “digitale”

Così Elinor Wahal, dottoranda presso l’École Normale Supérieure Paris-Saclay ed esperta in Digital Economy e intelligenza artificiale per la salute, definisce le principali tipologie di lavoro digitale: il lavoro uberizzato, il lavoro free lance online e il microlavoro. Nel dettaglio:

  • il lavoro definito “uberizzato”, con un aggettivo che fa riferimento alla nota ditta di servizi di trasporto, geograficamente connotato e svolto fuori casa, è caratterizzato da “mansioni relativamente lunghe da eseguire”. Caso particolare, all’interno di questa tipologia, le “click farms”, espedienti applicati all’online marketing per attrarre in maniera fraudolenta i click su contenuti sponsorizzati: sono compiti eseguibili fuori casa, assimilabili al lavoro uberizzato, ma riprovevoli per l’elevato utilizzo di dispositivi elettronici, con rispetto scarso o nullo dell’ambiente, dei diritti umani e dei diritti del lavoro.
  • al pari del lavoro uberizzato, il lavoro free lance online utilizza le piattaforme come intermediarie e necessita di tempi lunghi per essere svolto. Richiede però competenze più specifiche (grafica, traduzione…) e può essere svolto da casa.
  • infine il microlavoro, sempre inscindibile dalla piattaforma online, è alla portata di chi, privo di particolari competenze, è interessato a impegnarsi per tempi brevi e da casa, percependo piccoli compensi, in compiti che in passato facevano parte integrante di ruoli professionali più strutturati (anonimazione dei CV per le selezioni, trascrizione referti medici per le assicurazioni sanitarie o di materiali contabili necessari per le rendicontazioni).

I tratti caratterizzanti della digitalizzazione di moltissime attività e del nostro lavoro sono: la disintermediazione, il protagonismo diffuso, lo scambio peer to peer, la fiducia spesso inconsapevole nella tecnologia, la risposta a bisogni concreti e la rapidità e semplicità del processo. Cresce, in questo scenario, la webusability, ovvero l’inedita accessibilità degli strumenti informatici – anche di ottimo livello – per chi non è programmatore né esperto del settore (basti pensare alla facilità con cui si può creare un sito web).

Accogliere la tecnologia e progettare in modo nuovo

Definire la tecnologia “buona” o “cattiva” non ha evidentemente alcuna utilità, mentre è doveroso monitorarne lucidamente diffusione e utilizzo. Facilitare la comprensione e l’impiego delle tecnologie digitali per fini sociali e di bene comune, secondo Silvia Pochettino, fondatrice del network di organizzazioni no profit Ong 2.0, è importante perché: “essere online non è promuovere prodotti vecchi con metodi nuovi, ma pensare e progettare in un modo nuovo, non solo nella fase promozionale ma anche in quella di pensiero”.

La tecnologia è indubbiamente un fattore chiave per lo scenario del lavoro dell’Ue, dove stanno guadagnando terreno nuove forme di lavoro come il lavoro occasionale, il lavoro mobile basato sulle TIC e le forme di lavoro autonomo abilitate per via digitale. Ciò è in parte dovuto al fatto che la tecnologia fornisce incentivi ai datori di lavoro per contrattare il lavoro e consente ai lavoratori di lavorare in remoto e in nuove strutture. Mentre le nuove tecnologie rimodelleranno milioni di posti di lavoro nell’Ue, le competenze digitali e trasversali sono sempre più necessarie per cogliere le opportunità di lavoro emergenti.

“Trasformare il nostro mondo”, si legge nel preambolo della dichiarazione dell’ONU sui nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. La sfida da cogliere come un’opportunità è legata al processo di trasformazione che al momento contrappone l’online all’offline, rendendone sempre più labili i confini, generando infiniti dubbi sulla direzione finale che prenderà la trasformazione in atto e alla quale è impossibile sottrarsi, ma che si fa strada tra molte contraddizioni rispetto alle opportunità di lavoro e al rischio di dipendere completamente, quando si parla di attività professionali e non, dalla dimensione digitale.

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