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Il futuro dell’Intelligenza Artificiale

futuro dell'intelligenza artificiale

L’Intelligenza Artificiale (IA) sarà il maggiore protagonista tecnologico di questo secolo. Sono molti gli indicatori e le ricerche che non hanno dubbi in proposito. Secondo il World Economic Forum, entro il 2022 l’Intelligenza Artificiale creerà 133 milioni di nuovi posti di lavoro, chiaramente allo stesso tempo 75 milioni andranno persi, così potremo contare un saldo netto pari a ben 58 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nei prossimi anni che riguarderanno in particolare i data analyst e i data scientist.

Altri dati interessanti sono stati pubblicati su Big Data e Intelligenza Artificiale. Condivisione e accesso ai dati tra mercato, concorrenza e regole”, lo studio realizzato da ITMedia Consulting guidato da Augusto Preta, con il contributo scientifico del Centro di Ricerca Ask Università Bocconi, secondo cui l’impatto delle tecnologie di frontiera è paragonabile a quello generato “dal motore a vapore nel 1800 – si legge nel report – dall’automazione introdotta dai robot nella produzione industriale negli anni ’90, e dalla diffusione delle tecnologie informatiche e delle Tlc negli anni Duemila”.

In questo contesto l’Intelligenza Artificiale si candida a occupare una posizione preminente emergendo come l’elemento principale della nuova digital wave e rappresentando di fatto una sorta di super-abilitatore che consente di liberare appieno l’enorme potenziale rappresentato dai dati e più in generale da un approccio data-driven.

L’AI a livello mondiale

Con un contributo del 40% all’evoluzione fanno da capofila in questa svolta Cina e Stati Uniti: una partita commerciale e geopolitica che vede fronteggiarsi le due super-potenze alle prese con una forte spinta delle attività di R&D nel settore.

Queste due potenze mondiali stanno giocando una partita che va al di là della mera competizione tecnologica. Il ruolo dei governi, infatti, è cruciale per poter integrare l’Intelligenza Artificiale nella società: nel tempo saranno avvantaggiati solo i governi che stanno moltiplicando le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale e investono nella formazione o incoraggiano le aziende a farlo per i loro dipendenti. “Leader globali forti e responsabili – si legge nel report – con una visione strategica e a lungo termine dovranno intensificare e gestire queste sfide per assicurare la stabilità mondiale”.

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale in Europa

Le iniziative messe in campo dall’Unione Europea hanno l’intento di farle conquistare un ruolo di primo piano nella ricerca e sperimentazione in ambito AI e Big Data. Nel febbraio 2020, la Commissione ha presentato la nuova strategia digitale europea per i prossimi cinque anni, caratterizzata da un cambio di metodo sulla trasformazione digitale con un focus più accentuato sullo sviluppo di capacità e tecnologie europee e sulla leadership europea nei dati industriali.

La Commissione intende puntare sulla sovranità tecnologica europea con l’obiettivo di assicurare l’integrità e la resilienza delle infrastrutture europee di dati, reti e comunicazioni.

Cosa succede in Italia?

In questo contesto di grande vivacità, anche l’Italia, pur con risorse molto più limitate, ha cominciato a considerare seriamente questa tecnologia, mediante una strategia volta a favorire l’utilizzo di strumenti di Intelligenza Artificiale applicati ai servizi.

Una bella iniziativa è data dal Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, che ha come punto di arrivo quello di far entrare questo tipo di tecnologia nella vita quotidiana e, più specificamente, nella costruzione di una nuova e forte relazione digitale tra Stato e cittadini.

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