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Superare la crisi con il digitale, governance partecipativa e responsabilità sociale d’impresa

L’esigenza di utilizzare le tecnologie per lo smart working ha permesso di collegare tutti gli stakeholders ai luoghi dove il valore viene creato con il supporto di personale sempre più a proprio agio con il digitale. Un’innovazione oramai necessaria per guardare al futuro, che integra competitività e sostenibilità superando la fisicità delle relazioni commerciali e professionali

Digitalizzazione, responsabilità sociale d’impresa e governance partecipativa sono sempre di più considerate le basi fondamentali dalle imprese innovative, quelle cioè che offrono il lasciapassare per competere in un mondo profondamente trasformato dopo quella che gli economisti hanno definito “crisi globale”.

Competere in questi contesti particolarmente precari, significa sostenere non più la transazione economica di prodotti e servizi, ma la ben più differenziale transazione di valore e di fiducia sottostante, nel nome di un equilibrio economico e sociale per tutti gli stakeholders e per l’ecosistema nel quale l’impresa è inserita.

Il futuro dell’evoluzione non è vincere, ma con-vincere (vincere insieme), ovvero passare da una prospettiva autoreferenziale a uno scenario che mette l’imprenditore al pari degli stakeholders in un unico insieme. Dall’io al noi, verso uno stato mentale di apertura alla partecipazione di coloro che dall’impresa sono attirati. Un cambiamento epocale delle gerarchie (mentali, prima che organizzative) a favore di un concetto di potere autorevole e circolare piuttosto che piramidale e autoreferenziale.

La digitalizzazione per la governance partecipativa

Il risultato della rivoluzione digitale che appare più interessante è la possibilità di collegare tutti gli stakeholders (dipendenti in primis, il cui contributo all’innovazione, e quindi al governo dell’impresa, è sempre più apprezzato) ai luoghi e alle intelligenze dove il valore viene creato. L’innovazione digitale consente una flessibilità dei processi inimmaginabile solo fino a vent’anni fa, consentendo di alleggerire la complessità attraverso la scienza dei dati e rendendo sempre più trasparenti le interdipendenze tra persone, organizzazioni e imprese.

Big Data per un nuovo modello d’informazione

La nuova digitalizzazione comprende due elementi. Da un lato, la liberalizzazione e la diffusione dell’informazione (i famosi Big Data), dall’altro la sfumatura delle gerarchie. Perché solo persone pienamente valorizzate, che interagiscono in modo flessibile, lontane il più possibile dalla divisione dei ruoli e dei compiti, possono individuare le potenzialità e orientare le tecnologie per produrre quell’innovazione continua che integri sempre più competitività e sostenibilità, ovvero sia con-vincente.

Impiegare la digitalizzazione e la governance partecipativa diventa così fondamentale per aumentare la consapevolezza del potenziale passaggio dall’io al noi per il raggiungimento del risultato finale.

Le “intelligenze naturali”

Siamo capaci di mettere in rete milioni di processori che noi stessi abbiamo inventato e abilitare quell’intelligenza che chiamiamo artificiale, e perché mai non dovremmo mettere in rete le nostre intelligenze naturali, sapendo per di più che insieme producono un supervalore? Perché c’è il timore di perdere il controllo della situazione. Quindi, non c’è da meravigliarsi se nella classifica dei “Paesi digitali” stilata dall’IMD World Competitiveness Center in base alla predisposizione allo studio e all’adozione di tecnologie digitali l’Italia figuri tra gli ultimi in Europa.

Al di là degli effetti più evidenti della crisi dovuta alla pandemia, ciò che definirà un nuovo scenario di contesto e di mercato saranno i cambiamenti che la crisi ha indotto nella psiche collettiva, nel nostro modo di pensare, di guardare il mondo e di prendere decisioni. Se vogliamo essere capaci di superare i nostri timori e farci portatori sani dell’alfabeto digitale, ricordiamoci semplicemente che chi non digitalizza non può competere.

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