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Verso il cloud ibrido

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Nutanix ha condiviso i dati della terza edizione dell’Enterprise Cloud Index, studio globale che misura il progresso delle imprese nell’adozione di cloud privati, ibridi e pubblici. L’edizione di quest’anno, realizzata da Vanson Bourne, ha chiesto agli oltre 3.400 intervistati a livello globale anche l’impatto della pandemia sulle decisioni relative all’infrastruttura IT.

Nel presentare la terza edizione dell’Enterprise Cloud Index, Alberto Filisetti, Country Manager di Nutanix Italia, ha dichiarato: “La pandemia di Covid-19 ha costretto molte aziende italiane ad utilizzare infrastrutture di cloud pubblico per supportare rapidamente un gran numero di lavoratori da casa e, in generale, ha portato a nuovi investimenti in infrastrutture e strumenti di cloud ibrido. Ma è anche vero che le aziende italiane hanno capito che il modello cui erano abituate non era più sostenibile, soprattutto in ottica di digital transformation. Ecco perché oggi, il belpaese punta con convinzione e decisione al cloud ibrido, un modello che rappresenta di fatto la chiave di volta per la business agility”.

Un utilizzo sempre maggiore del cloud ibrido in Italia

Per quel che riguarda il panorama italiano, la terza edizione dell’Enterprise Cloud Index mostra un futuro in cui le aziende faranno un ampio utilizzo del cloud ibrido.

Azio che comporterà la dismissione dei tradizionali data center non abilitati per il cloud e, parallelamente, l’adozione di cloud privati e pubblici, da integrarsi successivamente in un ambiente ibrido coerentemente gestito.

I risultati del report

Questi i dati più significativi emersi dal report riguardanti l’Italia.

1. Solo il 4% degli intervistati italiani riferisce di utilizzare esclusivamente data center non abilitati per il cloud, ci si allontana dunque dai data center tradizionali.

2. Con il 35% di utilizzatori, l’Italia riporta il più elevato utilizzo di cloud privato. Tuttavia, il 52% del campione afferma di aver in programma, già per il prossimo anno, di eseguire più applicazioni in cloud pubblici.

3. Il 56% delle aziende italiane passerà a un modello di cloud ibrido nei prossimi 5 anni. Nello stesso periodo, l’utilizzo esclusivo di modelli tradizionali di data center e cloud privato è previsto solo nel 5% delle implementazioni.

4. Il miglioramento del supporto fornito ai lavoratori da remoto (62%), un migliore controllo dell’utilizzo delle risorse IT (54%) e una maggiore flessibilità per soddisfare le esigenze aziendali (49%): questi i principali motivi alla base del cambiamento delle infrastrutture in Italia. Al contrario, il risparmio dei costi si attesta solo al 12%, corrispondente all’ottava posizione.

5. L’avvento del Covid-19 ha fatto sì che l’IT venisse considerato molto più strategico in azienda secondo i tre quarti (75%) degli intervistati in Italia. E il 69% del campione di aziende nazionali ha dichiarato di aver aumentato i propri investimenti nel cloud ibrido come diretta conseguenza della pandemia.

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