Home » News » Il ruolo delle donne nel settore Retail: speriamo che sia leadership
News Retail

Il ruolo delle donne nel settore Retail: speriamo che sia leadership

donne leadership

Troppe organizzazioni, in Italia, dimostrano di non aver pienamente apprezzato i vantaggi connessi dall’assicurare parità di diritti nei ruoli di leadership, nonostante l’esempio degli USA, e nonostante non manchino le dimostrazioni di incremento del successo finanziario e della competitività di aziende caratterizzate da una leadership femminile

Già nel 2018, una ricerca condotta da The Harris Poll aveva rivelato che la metà degli americani vorrebbe avere una donna per leader. E, proprio negli Stati Uniti, l’aumento della leadership femminile è il trend emergente cui molte organizzazioni debbono una prosperità senza precedenti.

Molte imprese consumer, anche per effetto del lungo permanere dell’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19, sono giunte a stimare con esattezza il valore da assegnare a una più fedele e completa comprensione di condizioni, attitudini e desideri del cliente. E nessuno meglio di una donna potrebbe empatizzare con le donne, che si confermano come le principali driver di spesa.

Su uno scenario in cui delle 41 donne Ceo delle Fortune 500, dieci appartengono alla distribuzione, è il Retail a esibire la più elevata percentuale di membri del consiglio di amministrazione di sesso femminile, precisamente il 32,8%, secondo il Crist | Kolder Volatility Report, che traccia le mosse dirigenziali nelle società S&P 500 e Fortune 500. Numeri che superano di gran lunga quelli delle società finanziarie, con le donne attestate al 26,5%, e della tecnologia, al 25,8%.

Diversity e innovazione: la posizione del Nasdaq

La tesi che attribuisce alle aziende con leadership femminile una migliore capacità di performare ricorre in molti studi, ed è confermata da una pratica in cui si preferisce investire in aziende guidate da donne perché generano rendimenti superiori. I processi di empowerment, messi in atto per tempo da alcune aziende, cominciano a dare frutti, oltre a valorizzare la diversity come propellente per l’innovazione.

Risale all’anno scorso la proposta del Nasdaq di promuovere, nelle società quotate sul proprio listino, una più consistente presenza femminile nei Consigli di Amministrazione. L’accento è posto sulla trasparenza e sulla comunicazione dei dati sulla diversità nel proprio board, che ogni impresa è tenuta a comunicare entro un anno dall’approvazione da parte del SEC (Securities and Exchange Commission).

“Lo scopo del Nasdaq è promuovere la crescita inclusiva e la prosperità per alimentare le economie più forti”, ha detto Adena Friedman, presidente e CEO del Nasdaq, in una dichiarazione. “Il nostro obiettivo è fornire un quadro trasparente per le società quotate al Nasdaq per presentare la loro composizione del Consiglio di Amministrazione e la filosofia della diversità in modo efficace a tutti gli stakeholder; crediamo che questa regola di quotazione sia un passo in un percorso più ampio per raggiungere una rappresentanza inclusiva in tutta l’America aziendale”.

Non va sottovalutato che dal 2017 – diversamente dai competitors (Nyse, Dow Jones, CBoe Global Markets, Lseg) lo stesso Nasdaq ha una CEO, Adena Friedman, che nel merito dei vantaggi legati alla leadership femminile ha recentemente affermato: “La diversità del Consiglio di Amministrazione è un elemento importante per dare agli investitori fiducia nella sostenibilità futura dell’azienda”.

Formulato in seguito all’analisi del solido legame tra Consigli di Amministrazione diversificati e governance aziendale e performance finanziaria più efficienti, l’invito del Nasdaq potrebbe coinvolgere circa 3.249 società. Del resto, già l’85% delle aziende quotate al Nasdaq possiede i requisiti indicati, nel rispetto del paradima “diversità & inclusione”.

Parità nella leadership: in Italia c’è ancora molto da fare

La proposta del Nasdaq deve ancora essere revisionata da parte della Sec e sottoposta a un processo di commento pubblico prima dell’approvazione ma che procede nel suo iter. Resta incontrovertibile il fatto che, ovunque, le organizzazioni guidate da donne hanno maggiori probabilità di avere dipendenti coinvolti, ispirati e soddisfatti rispetto alle aziende guidate da uomini.

In Italia, le lavoratrici sono il 42,1% degli occupati complessivi. Nel confronto europeo riferito alla fascia d’età 20-64 anni, il tasso di occupazione femminile del nostro Paese è del 53,1%, migliore solo rispetto a quello della Grecia. Inoltre, il 33,2% delle donne occupate svolge un lavoro part time, quota che per gli uomini è solo dell’8,9%. Inoltre, nella realtà delle imprese la leadership femminile è praticamente inesistente: le donne manager sono soltanto il 27% dei dirigenti, a fronte di una media europea del 33,9%.

A ricoprire posizioni di leadership, nel Retail, e soprattutto nella grande distribuzione, troviamo pochissime donne: Rossella Brenna in Unes, Maura Latini, AD di Coop Italia, Eleonora Graffione presidente di Coralis, Bettina Licciardi, SD per vendite e Supply Chain di Lidl Italia. Anche nel non food, è brevissimo l’elenco dei nomi: Asunta Enrile, Country Retail Manager di Ikea Italia e Cristina Scocchia, AD di Kiko. Amazon vanta una donna come VP Country Manager Italy & Spain, Mariangela Marseglia, ma è un dato eccezionale per l’e-commerce in cui la presenza femminile non è affatto significativa.

Scendendo dai vertici alle seconde e terze posizioni, va meglio, con che Conad schiera Alessandra Corsi, direttore marketing dell’offerta e MDD, Gigliola Pirovano, CIO, Barbara Astolfi, direttore non food e Silvia Bassignani, direttore marketing canali e crm. Parecchi nomi figurano nel marketing e nella comunicazione: Carlotta Saltini direttore comunicazione & customer engagement di Esselunga, Dominga Fragassi, direttrice marketing di Pam Panorama, Rossana Pastore, direttrice comunicazione e CSR di Carrefour Italia, sempre comunicazione per Grazia De Gennaro, in Maiora Despar centro Sud.

La strada da percorrere per vedere affermarsi la leadership femminile anche nel nostro Paese è ancora molto lunga, e sono tre i punti su cui impegnarsi maggiormente:

  1. Numeri. Secondo i dati del Rapporto annuale Women in Business, di Grant Thornton, la rilevanza delle leader al femminile è addirittura in discesa al 18% (rispetto al 23% del 2020);
  2. Ruolo del top management vs middle management e funzione (business vs funzione di staff). Le C-level (ad e primi riporti) nelle aziende consumer erano il 29%, mentre al livello inferiore, nel middle management, le donne mappate superavano il 40% (dati studio Women at the Top, di Bcg con Valore D, 2017);
  3. Cultura aziendale. Finché il modello di leadership a 360° sostenibile nel medio-lungo periodo non verrà seriamente messo in discussione, alle donne-mamme sono preclusi i traguardi professionali e di carriera alla portata delle donne senza figli.

Donne e carriera, oltre il pay gap c’è di più

Un numero sempre crescente di evidenze attesta che le aziende con più donne con ruoli di leadership hanno prestazioni migliori. Temi come la parità di genere sul posto di lavoro, o il divario di retribuzione (pay gap) tra uomini e donne sono sempre più spesso al centro di campagne di sensibilizzazione, eppure la percentuale di donne che ricoprono ruoli dirigenziali di alto livello rimane ancora molto contenuta.

Considerato che la crescita del Roe (indice di redditività da capitale proprio) per le aziende della classifica di Fortune 500 è superiore del 53% alle altre, in cui operano almeno tre director donna e che +6% è la crescita del profitto netto in aziende in cui almeno il 30% delle posizioni di leadership è coperta da donne, è evidente come il successo delle imprese sia connesso alla crescita della leadership al femminile.

Negli Stati Uniti le cose stanno cambiando in fretta, mentre l’Italia va a rilento, nel complesso sforzo di modificare una cultura aziendale mediamente ancorata al passato. Alla stragrande maggioranza delle organizzazioni nostrane, convinte che promuovere le donne in ruoli di leadership non rappresenti una priorità formale, farà bene non sottovalutare i numeri USA.

Commenta

Clicca qui per inserire un commento


Iscriviti

per ricevere aggiornamenti sui trend e le opportunità IOT per il tuo business

Podcast & Smartspeaker

IOTtoday su Spotify IOTtoday su Google Podcast IOTtoday su Apple Podcast IOTtoday su Amazon Alexa IOTtoday su Google Home