Home » News » Retail 2021, lo stato dell’arte nel Report Nielsen
News Retail

Retail 2021, lo stato dell’arte nel Report Nielsen

retail rapporto nielsen

Il successo dell’e-commerce e dei discount, nuovi prodotti nel carrello, una maggiore sensibilità ai prezzi e la frammentazione delle vendite sono tra le tendenze chiave emerse in pandemia e confermate anche in seguito. Un ruolo particolarmente importante è assegnato alla MDD, che nel settore del Retail rappresenta oggi un terzo delle vendite

Se il 2019 è stato un anno di grandi cambiamenti – l’intero Paese è piombato in una situazione di emergenza – altrettanto impegnativo è stato il 2020. Per tutto il comparto alimentare, la pandemia da Covid-19 è stata una sfida da attraversare facendo fronte alla necessità di restare operativi, cercando di garantire ai consumatori la possibilità di fare la spesa, giorno dopo giorno.

L’intero settore del Retail ha vissuto un momento di straordinaria discontinuità, alla quale la filiera del largo consumo ha reagito – tutto sommato – positivamente. II primo effetto a venire in luce è stata l’accelerazione di alcuni trend fino ad allora rimasti silenti, come ad esempio l’e-commerce, che sollecitato dall’emergenza sanitaria ha letteralmente “bruciato le tappe”.

La domanda, salita a livelli paragonabili a quelli delle festività natalizie, ha determinato un’ovvia crescita dei volumi. Con il cambiamento delle abitudini, però, è molto cambiato anche il mix degli acquisti. Nel nuovo panorama disegnatosi ha inciso non poco l’urgenza, viste le restrizioni vigenti, di trovare risposte alternative a bisogni tradizionalmente soddisfatti da canali e servizi extradomestici. Per far parlare i numeri, nel Retail il 6% circa delle vendite ha sostituito pasti che prima del Covid si consumavano nei bar e nei ristoranti.

L’evoluzione del Retail punto per punto

Il vantaggio tratto dalle nuove esigenze e dalle nuove priorità dei consumatori, ha fatto registrare nel Retail un incremento delle vendite a valore del +4,3%, pari a 4 miliardi di euro di fatturato in più, il trend di crescita più alto dell’ultimo decennio, arrivato fino a picchi del +20%.

Ma quali tendenze, in particolare, hanno contribuito ad una crescita che ha superato tre volte quella del 2019? Eccone alcune.

Occhio al prezzo! Una priorità recuperata. Dopo la fine del primo lockdown, sono diminuiti del 3% gli acquisti nei punti vendita con indici di prezzo più alti, mentre i negozi con prezzi relativamente più bassi hanno riacquistato popolarità (+0,4%). A fronte dell’incertezza delle prospettive lavorative ed economiche, sono state scelte le private label, cresciute del +9,3%.

Un “inedito” carrello della spesa. Ingredienti per cucinare a casa, bevande alcoliche e prodotti dedicati per l’igiene e la salute sono stati i preferiti nel 2020, rispecchiando fedelmente lo stato d’animo e le preoccupazioni dei consumatori.

I luoghi di consumo sono cambiati. In pandemia, qualcuno ha lavorato da casa, qualcuno ha ridimensionato i propri spostamenti e qualcuno è rientrato nella città di origine o ha preferito usare la seconda casa: una popolazione più frammentata ha dato vita a un mercato altrettanto frammentato. Nelle aree a bassa urbanizzazione i negozi sono cresciuti più velocemente (+6,7%) di quelli delle grandi città (+0,3%). Nelle settimane d’emergenza, e tanto di più in lockdown, sono stati preferiti i negozi più comodi e vicini, modificando le tradizionali dinamiche competitive del Retail.

Discount e supermercati, avanti tutta! Accessibilità della posizione e completezza dell’ assortimento: queste le carte vincenti dei negozi capaci di rispondere alle nuove esigenze di acquisto. Contro la sofferenza di ipermercati e cash & carry (con trend negativi del -8,9% e -19,2%), hanno registrato performance al di sopra della media (+8,1%) specialisti drug, supermercati e discount, il cui fatturato medio per metro quadro ha raggiunto i 5.800 euro. Grazie ai  prezzi competitivi, che seducono i consumatori da oltre un decennio, fin dall’inizio della crisi europea, e grazie a una convincente modernizzazione di assortimento, il canale ha preso sempre più spazio, moltiplicando quota di mercato e  presenza sul territorio nazionale.

Per l’e-commerce, la parte del leone. La pandemia ha spinto molti consumatori ad acquistare tramite il canale online, ingranditosi 28 volte di più rispetto ai canali fisici. Le cifre sono veramente esponenziali: +117% sul 2019, con un contributo alla crescita del +13% nelle categorie alimentari e del +21% nelle categorie di cura della casa e della persona. Da parte loro, i retailer hanno migliorato e riadattato l’offerta, investendo in strategie mirate per l’e-commerce, garantendo comodità e sicurezza. Le aree geografiche coperte da servizi online si sono ampliate molto: +30% i punti vendita che hanno adottato servizi di click & collect/locker e drive-in; +24% i Cap coperti da servizi di Home Delivery e click & collect, servizi tanto apprezzati da far registrare un incremento nelle vendite di prodotti del largo consumo confezionato rispettivamente di oltre 500 e 100 milioni.

Dopo un boom del genere è sensato mettere in preventivo un rallentamento, ma è altrettanto plausibile che consumatori continuino a premiare l’e-grocery anche dopo la pandemia.

Cosa accadrà al retail nel 2021?

Durante la Convention Despar Italia, sono stati esposti i dati ricavati da Nielsen nella più recente indagine sul mondo del Retail ed è stata espressa la speranza che, superato l’effetto 2020, anno caratterizzato da una crescita atipica, il 2022 veda una ripresa all’incirca del +2,6%. Tenendo conto dei numeri dei primi mesi del 2021, è plausibile ipotizzare che il largo consumo registri un andamento lievemente negativo a confronto del 2020, anno in tutto e per tutto fuori dall’ordinario, in cui i consumi fuori casa si sono convertiti in consumi domestici.

Il 2020, come già accennato, ha visto un +7,8% nel largo consumo confezionato, che da gennaio a marzo 2021 è già un +4,3% per un giro d’affari, nel 2020, pari a 75 miliardi di euro. L’impossibilità di consumare fuori casa è stata decisiva, insieme alla capacità delle aziende nel far fronte alle richieste di consumo dei clienti. I dati delle vendite a totale negozio nel 2020 restituiscono un trend del +4,8% per un giro d’affari di 109 miliardi e una variazione di +5 miliardi, che nei primi tre mesi del 2021 ammonta a +3,5%.

Il mercato del Retail ha acquisito, durante i mesi di pandemia, caratteristiche mai viste prima, estranee alla tradizionale fisionomia del settore. La GDO rappresenta ora un’alternativa al consumo fuori casa e sono comparsi nuovi attori, mentre alcuni operatori , come discount ed e-commerce, sono più forti. In uno scenario in cui la competitività è più estesa, è prevedibile che si torni a modalità più simili al pre-Covid, e dunque alla concorrenza.

Assortimento, cioè competitività

Nel primo trimestre del 2021 è cresciuta la cosiddetta “spesa conveniente”, confermando la crescita sia percentuale che di quota valore dei canali discount ed e-commerce, mentre i clienti puntano tanto alla semplificazione dell’offerta quanto alla cura degli assortimenti.

Notevole, in esito della rinnovata possibilità di spostarsi per lo shopping, il recupero dei superstore. L’analisi Nielsen è stata estesa anche alle ragioni della preferenza del negozio da parte dei clienti: prima di tutto, la facilità di lettura dell’assortimento, seguita dalla disponibilità di una MDD in alternativa al prodotto di marca. E infine, il buon rapporto qualità/prezzo.

Secondo Nielsen, la competizione tra le insegne del Retail si giocherà sul terreno della revisione degli assortimenti, in risposta a una domanda profondamente cambiata, che conferma il carrello “inedito” dei mesi del lockdown. È pertanto immaginabile un consistente orientamento verso prodotti scelti in sostituzione di un consumo prima spostato sul fuori casa, di agevole consumo e a elevato livello di servizio.

La pandemia, con le sue priorità specifiche, ha determinato un picco negativo nelle promozioni, quindi il 2021 è partito da un livello di pressione promozionale inferiore a quello del 2019. Il livello di sensibilità al prezzo è aumentato con insegne che hanno sofferto in pandemia e ora vogliono recuperare. D’altra parte, canali come quello di prossimità punteranno a conservare i clienti conquistati, allineando i prezzo a quelli di concorrenti più aggressivi.

Nel mondo Retail, è sempre più rilevante il ruolo della MDD – che vale ad oggi un terzo delle vendite, contando anche i discount – perché è in grado di intercettare i bisogni degli italiani su valori trasversali, declinabili su tutte le categorie. Sviluppando nuovi assortimenti si troverà il modo di soddisfare i bisogni emergenti, tra esigenze come: prezzo basso, qualità, italianità, salutistico, rispetto dell’ambiente, che vanno colte e armonizzate.

La competitività si declina per canali

Da e-commerce e omnicanalità, pure nella oggettiva attuale difficoltà delle previsioni, il Retail può senz’altro aspettarsi molto. È in costante aumento l’adozione di servizi di e-commerce nei negozi: a livello nazionale la quota dell’online sarà del 3% a fine anno, ed è chiaro che il fenomeno è destinato ad alimentare la crescita auspicata.

Commenta

Clicca qui per inserire un commento


Iscriviti

per ricevere aggiornamenti sui trend e le opportunità IOT per il tuo business

Podcast & Smartspeaker

IOTtoday su Spotify IOTtoday su Google Podcast IOTtoday su Apple Podcast IOTtoday su Amazon Alexa IOTtoday su Google Home