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L’Industrial IoT tra Data Center ed Edge Computing

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Innovazione, sostenibilità e attenzione al capitale umano: sono questi i traini dei nuovi modelli di business, sviluppatisi in seguito all’emergere di politiche industriali e scenari di mercato che premiano i valori di sostenibilità e inclusione

La Missione 2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è quella della “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, cui è destinata la tranche più corposa dei finanziamenti previsti: 59,33 miliardi di euro, suddivisi in:

  • economia circolare e agricoltura – 5,27 miliardi;
  • energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile – 23,7 miliardi;
  • efficienza energetica e riqualificazione degli edifici – 15,22 miliardi;
  • tutela del territorio e della risorsa idrica – 15,06 miliardi.

Quella che si auspica è, dunque, una trasformazione non solo tecnologica e industriale, ma anche economica. L’obiettivo è un nuovo modo di fare business, che tenga conto dei nuovi valori di sostenibilità. In questo panorama, al manifatturiero – che da solo pesa oltre il 50% del PIL nazionale – spetta il compito di inventare e innovare, seguendo le linee guida governative che indicano “investimenti in tecnologie avanzate, ricerca e innovazione” e “investimenti per le connessioni ultraveloci in fibra ottica 5G”.

Sostenibilità digitale

La sfida lanciata all’industria manifatturiera italiana è una rivoluzione digitale che porti a ripensare il proprio essere, a partire dai processi produttivi fino ad arrivare al rapporto con gli utenti, ottimizzando l’utilizzo delle risorse, riducendo gli sprechi e creando nuovo valore per le imprese grazie anche a una migliore inclusione a livello sociale.

IIoT, Cloud Data Center e Edge computing

I dati sono il petrolio del nostro tempo, tra i beni più preziosi dell’Industria 4.0. E se la rivoluzione digitale si basa sui dati, è necessario equipaggiarsi di infrastrutture adatte al loro storage e alla loro elaborazione. In un’ottica di sostenibilità, l’obiettivo è riuscire a trovare un punto di equilibrio tra potenza di calcolo e riduzione dei consumi.

A tal fine è stato recentemente stipulato un “Patto per la neutralità climatica dei Data Center”, i cui firmatari si impegnano a trovare soluzioni tecnologiche che, pur aumentando le capacità elaborative – cresciute di 6 volte tra il 2010 e il 2020 -, non aggravi il consumo energetico. Necessità fondamentale nella cosiddetta new normal, fatta di sempre più dispositivi connessi e Internet of Things o, meglio, Internet of Everything.

La proposta Schneider Electric

Una soluzione arriva da un recente studio Schneider Electric che, stimando l’installazione di circa 7,5 milioni di nuovi micro Data Center nei prossimi 4-5 anni, ha calcolato una potenza globale di picco pari a 120 GW.

Tuttavia, se queste installazioni venissero portare da una condizione di efficienza moderata a una di alta efficienza, le tonnellate di CO2 annue passerebbero da 600.000 a 450.000, mentre la spesa si abbasserebbe dai 109 ai 92 miliardi di dollari. Come? Abbracciando una strategia suddivisa in quattro punti focali:

  1. maggiore standardizzazione e integrazione;
  2. maggiore efficienza;
  3. facilità ed economicità nella manutenzione;
  4. monitoraggio e gestione remoti supportati dall’AI.

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