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Le 5 barriere per l’adozione dell’IoT (e come superarle)

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L’Internet of Things è diventata parte fondamentale dell’apparato tecnologico di ogni azienda orientata al futuro, eppure le remore a riguardo sono ancora molte. Ecco le cinque principali barriere all’adozione dell’IoT, e il modo per superarle

Nel 2016 il 40% delle aziende associava il termine “sistema intelligente” all’Internet of Things; oggi, la percentuale è salita al 54%. E il trend è in continua crescita: l’IoT non è più considerato una mera estensione del web, ma è sempre più visto come prezioso strumento per aumentare l’efficienza e la competitività del business.

L’utilizzo dell’Internet of Things contribuisce a rendere più veloce e soddisfacente la Customer Experience, permette all’azienda di risparmiare costi e tempo e, infine, consente di soddisfare i requisiti di compliance e Cyber Security.

Tuttavia, sono ancora molte le organizzazioni che si mostrano riluttanti di fronte alla possibilità di utilizzare l’Internet of Things nel proprio business. Ecco, in particolare, quali sono i principali ostacoli all’adozione dell’IoT, e i modi in cui abbatterli.

Gli ostacoli dell’adozione dell’IoT

1. Costi – Se è vero che l’Internet of Things richiede un investimento iniziale non indifferente, è altrettanto vero che, l’utilizzo dell’IoT, impatta positivamente sul bilancio aziendale. I data possono, ad esempio, individuare le attività che comportano uno spreco di energia e ottimizzare l’utilizzo di riscaldamento, ventilazione e aria condizionata.

2. Mancanza di expertise – Le novità spaventano sempre un po’, e a volte è più facile etichettare qualcosa come “non adatta a noi” piuttosto che impegnarsi per comprenderla. Questo, però, è il modo più facile per restare indietro in un mondo in costante evoluzione. L’Internet of Things, da questo punto di vista, può essere la leva per portare all’interno del business nuove ed evolute professionalità.

3. Rischi alla sicurezza – È bene essere prudenti quando si tratta di cybersecurity, ma i rischi in questo caso sono davvero bassi. Gli standard di sicurezza dei data sono molto elevati, e le informazioni sono più al sicuro su una piattaforma Cloud che su un pc. Altrettanto basse sono le possibilità che i data vengano intercettati. Basti pensare che persino al più intelligente dei programmatori servirebbero circa 100 miliardi di anni per creare una falla in un sistema da 128-bit, lo standard dei sistemi IoT.

4. Standard normativi – Non si può negare la poca chiarezza normativa in termini di Internet of Things. Le aziende avrebbero infatti bisogno di linee guida chiare e definite su chi può accedere ai dati raccolti dai device dell’Iot e alle modalità in cui questi dati possono o meno essere venduti a parti terze e utilizzati per creare nuovi servizi e prodotti.

5. Connettività – Con l’aumentare del numero dei sistemi connessi e dei device presenti in azienda, connettere macchinari e informazioni è un’operazione sempre più complessa. Anche in questo caso, l’Internet of Things si rivela una risorsa a dir poco utile, grazie all’elevate interoperabilità dei suoi sensori.

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