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I progetti IoT che falliscono nella fase di Proof of Concept (POC)

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Sebbene oltre la metà delle imprese a livello globale ha intenzione di adottare l’Internet of Things nella propria organizzazione, un terzo delle iniziative legate all’IoT restano ferme alla fase di Proof of Concept. Ecco le ragioni più frequenti

Quando utilizzato correttamente, l’Internet of Things può aumentare la produttività di un’impresa, ridurre gli sprechi, contribuire alla costruzione di ecosistemi sostenibili e implementare i processi di decisioni strategiche data-driven.

Tuttavia, un recente studio Cisco mostra che il 60% delle iniziative IoT restano ferme alla fase di Proof of Concept e che solo il 26% delle imprese considera un vero successo le iniziative di Internet of Things avviate. L’IoT, dunque, spesso non riesce a superare il POC, letteralmente “prova di concetto”: la fase pre-decisionale con cui, attraverso un prototipo concettuale appunto, si valutano le potenzialità di sviluppo di un’idea e i relativi investimenti. Proviamo a comprenderne i motivi.

Perché l’IoT non supera il POC

Le motivazioni più comuni che portano l’Internet of Things industriale a restare incastonato nella fase di Proof of Concept sono ben illustrate nell’IoTSignals 2021 di Microsoft e Hypotesis, il cui report mostra il sempre più crescente numero di iniziative IoT ferme in POC. Se nel 2020 la percentuale di fallimento di iniziative dell’Internet of Things in fase di sperimentazione era pari al 30%, nel 2021 la percentuale è salita al 35%.

La causa più frequente è puramente pratica: implementare l’IoT in azienda costa troppo, e così si finisce per rinunciarvi. A ciò si aggiunge, in termini di rapporto costi/benefici, una poco chiara strategia di business riguardante le iniziative di Internet of Things e un non dichiarato valore del ROI, il che rende difficile la dimostrazione dei benefici che l’adozione dell’IoT potrebbe portare sul breve/medio termine.

Troviamo poi ostacoli legati alla complessità dell’implementazione dell’Internet of Things nei processi produttivi, dovuta all’elevato numero di piattaforme da testare, all’innumerevole quantità di use case da mettere alla prova e ai lunghi tempi richiesti dalle sperimentazioni.

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