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IoT prima e dopo il Covid-19

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Una prospettiva pre-pandemia sulla trasformazione digitale del settore industriale è il breve riassunto di un sondaggio dalla Fondazione Eclipse. I dati emersi rivelano tutta la portata dell’attenzione che – anche per effetto dell’emergenza sanitaria – è dedicata a tutto ciò che riguarda l’IoT, e in particolare alla sicurezza dei dati, fondamentale tanto per le aziende impegnate nella transizione quanto per quelle ancora incerte

Un sondaggio organizzato dalla Fondazione Eclipse circa l’adozione della tecnologia Internet of Things ha portato in luce nuovi dati dai quali è possibile ricavare qualcosa di molto interessante: una prospettiva pre-pandemia sulla trasformazione digitale nei più diversi ambiti produttivi. È chiaro che si tratta di una prospettiva verosimilmente soggetta a significativi cambiamenti nei prossimi mesi, ma merita di essere letta ed analizzata.

Focus sulle priorità

Con l’obiettivo di approfondire la conoscenza e la comprensione delle diverse fasi dello scenario dell’adozione dell’IoT in diversi settori industriali, la Fondazione Eclipse ha condotto un’indagine fondata sull’individuazione di requisiti, priorità e sfide attualmente irrinunciabili per tutte quelle imprese che utilizzano, e puntano a implementare, tecnologie IoT commerciali.

Dalle risposte degli oltre 350 intervistati è stata ottenuta un’istantanea pre-Covid-19 dell’adozione dell’IoT. I risultati si riferiscono dell’adozione dell’IoT da parte della comunità imprenditoriale generale – non soltanto nei settori manifatturiero e di trasformazione. Particolarmente interessanti, all’interno del report, appaiono alcuni fattori appartenenti a due distinte categorie: focus sulla tecnologia e focus sui piani di investimento/adozione.

Focus sulle tecnologie IoT

Le tecnologie IoT di maggior rilievo (inclusive di quelle classificate di alta e media importanza) sono i sensori (84%), l’elaborazione e l’analisi dei dati (77% )e le piattaforme Cloud (76%). Benché le tecnologie classificate ad un livello inferiore mostrino comunque dei punteggi piuttosto elevati, è la distinzione tra le posizioni più basse e quelle più alte a rivelare dove gli sforzi siano principalmente concentrati.

Tra le tecnologie di livello più basso, di importanza da alta a media: le interfacce utente (73%), i nodi/gateway perimetrali (72%), i controller (71%), l’Intelligenza Artificiale (67%) e gli attuatori (63%). Dal livello a cui si colloca l’Intelligenza Artificiale si comprende come molte aziende non siano pronte per quel livello di implementazione dell’IoT, oppure non siano ancora persuase dell’efficacia delle tecnologie di Intelligenza Artificiale disponibili al momento.

Parallelamente, il livello inferiore di interesse per gli attuatori abilitati per IoT ci dice che la maggior parte degli utenti non è ancora interessata a connettere i dispositivi di ultima generazione ai sistemi IoT – o, più semplicemente, che preferisce per ora dedicarsi al completamento delle applicazioni di livello superiore.

Al netto dell’attenzione crescente di cui gode l’intero panorama IoT, ben il 26% degli intervistati esprime preoccupazione riguardo la sicurezza dei dati. Solo il 17%, però, considera la raccolta e l’analisi dei dati come priorità.

L’allerta sulla sicurezza ha fatto eco a ciò che è emerso in un recente evento PMMI OpX Leadership: gli OEM, riuniti con le aziende CPG per discutere di specifici problemi di trasformazione digitale, hanno sottolineato che a questo punto della trasformazione digitale del settore è necessario concentrarsi sul “solo monitoraggio” nelle discussioni sull’accesso remoto con gli utenti finali CPG, per ovviare alle incertezze relative al controllo remoto e alla sicurezza dei dati.

L’interesse per le tecnologie open source per l’IoT è tanto cresciuto negli ultimi anni, che non sorprende affatto vedere che il 60% degli intervistati nell’ambito del sondaggio della Eclipse Foundation sta includendo tecnologie open source nei propri impianti di distribuzione IoT.

Focus sugli investimenti per l’adozione di IoT

Un quadro chiaro pre-Covid-19 dei piani IoT delle imprese proviene anche dai risultati del sondaggio sui piani di investimento/adozione: mentre il 36% degli intervistati non sa prevedere il da farsi o non ha pianificato alcuna spesa per IoT, il 40% prevede di aumentare la spesa per IoT nel prossimo anno fiscale.

Alla domanda del sondaggio sullo stato attuale e futuro dei piani di distribuzione dell’IoT, il 39% ha riferito che sta implementando tecnologie IoT, il 22% intende farlo nei prossimi 24 mesi e il 39% non sa prevedere o non ha in atto alcun piano d’implementazione le tecnologie IoT.

Tra quanti intendono spendere di più e quanti non sanno o non vogliono spendere per l’IoT si sfiora la parità: dato che si riflette nelle poco consistenti spese pianificate per l’IoT nel prossimo anno fiscale. Stando al sondaggio (e va tenuto presente che si tratta di numeri precedenti alla pandemia), il 30% prevede di spendere meno di $ 100.000 in IoT nel prossimo anno, il sono 12% che prevede di spendere più di $ 1 milione.

Quali ipotesi per il business post-pandemia?

Il fatto che durante il lockdown si sia stati costretti a casa, con le necessità di sempre per quanto concerne il mangiare e il bere, ha in qualche modo favorito i produttori di alimenti e bevande. Ma anche a questo settore è stato richiesto un grosso sforzo di adattamento, dal momento che il 45% degli intervistati ha segnalato che le proprie catene di approvvigionamento sono state interrotte.

Inoltre, le risposte a un sondaggio organizzato da Packaging World hanno mostrato che il 38% dei lavoratori è stato operativo da casa, lasciando deserti gli uffici, e che il 19% ha dovuto ripensare e ripianificare l’iter produttivo, fornendo ai dipendenti respiratori, maschere o altri materiali sanitari critici rilevanti per reprimere la diffusione del Covid-19.

Per quanto sia difficile quantificare con precisione le conseguenze del Covid-19 sull’industria, non mancano alcuni aspetti che suggeriscono come alla pandemia possa spettare il ruolo di “punto di svolta” nella trasformazione digitale. L’aumento del telelavoro, degli eventi virtuali e dell’uso di piattaforme Cloud per adattare le operazioni di fronte al Covid-19, sollecitati dall’emergenza sanitaria, potrebbero accelerare la trasformazione digitale, a prevenzione di future nuove interruzioni, per ora non prevedibili.

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