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Retail, c’è ancora spazio per il negozio fisico?

retail negozio fisico

Il Retail fisico stava già vivendo segnali di crisi ben prima della pandemia. Tuttavia, fino a due anni fa, quello che si prospettava era una lenta migrazione dei consumatori verso l’acquisto online, prima spinto dalle nuove generazioni e poi, via via, dai consumatori più adulti che sono ancora, almeno in molti settori, quelli disposti a spendere di più.

La pandemia invece ha velocizzato il processo, coinvolgendo trasversalmente le generazioni e, anzi, ha spinto a una veloce digitalizzazione soprattutto i più adulti.

Ora, il ritorno alla normalità riporterà le persone nei negozi? Secondo gli ultimi studi sui trend degli ultimi mesi, sono pochi i settori in cui questo realmente accadrà. Ma il Retail può avere ancora armi al suo servizio e sfruttare ciò che ha vissuto durante la pandemia.

Quali prospettive per il Retail?

Le tendenze evidenziate nel periodo di pandemia non riguardano solo il trasferimento di buona parte degli acquisti sul digital. Il lento ritorno alla normalità fa crescere il desiderio di visitare nuovamente il negozio fisico, ma nello stesso tempo di non allontanarsi troppo e di non trascorrere troppo tempo visitando più negozi per decidere un singolo acquisto. Cresce la richiesta della vicinanza: prodotti regionali, negozi locali, servizi di consegna.

Anche per questi motivi, il settore food resiste, soprattutto se inteso come prodotto di qualità, biologico, a chilometro zero, sostenibile.

La digitalizzazione onnipresente

La pandemia ha trasformato in realtà l’assunto che non esiste una vendita al dettaglio che non possa essere digitalizzata. Sembrava incredibile solo pensarlo, ma ora si può affermare che nei periodi di lockdown e di negozi chiusi la vita normale e i consumi quotidiani sono potuti proseguire.

In larga parte grazie alla digitalizzazione, in alcuni settori grazie agli automatismi. La sostituzione della forza lavoro con self service e distributori automatici, che ha reso in un primo momento sicuri i consumi dal punto di vista sanitario grazie all’assenza del contatto umano, diventa oggi un valido sostituto del Retail nelle zone rurali e meno popolose.

L’esperienza di acquisto come punto di forza del Retail

Forse è presto per dirlo, ma pare certo che l’esperienza d’acquisto sarà la chiave di volta che darà nuovo respiro al Retail. La spettacolarizzazione non esclude il cibo, anzi lo rende ancora una volta un protagonista su cui puntare.

Il coinvolgimento dei 5 sensi, sempre interessati durante l’acquisto del food, dovrebbe essere la strada da percorrere per l’intero comparto Retail.

L’esperienza d’acquisto innovativa porterà nuovamente le persone nei negozi.

Piccolo, facile, veloce

Le grandi superfici e gli showroom accusano da più tempo la crisi. Il loro declino è iniziato prima della pandemia, quando un incremento esponenziale di grandi centri commerciali ha esaurito l’interesse del consumatore.

Si tende ormai a prediligere luoghi raggiungibili in massimo 15 minuti di auto, scelti oggi quindi per vicinanza e non per dimensioni.

Anche i grandi hub logistici si muovono nella direzione del piccolo e veloce. La tendenza è quella di sostituire i grandi hub con piccoli centri di smistamento delocalizzati, anche condivisi, che accelerino ulteriormente il processo e permettano una più efficiente struttura della consegna a domicilio che eviti la saturazione nelle città, già prossime al collasso per traffico e trasporti.

Il settore di appartenenza farà la differenza

Il fashion soffre ovunque, dal negozio in città a quello nel centro commerciale. La velocità dell’online, associata alle politiche di reso facile, dominano le tendenze di acquisto e hanno profondamente cambiato le abitudini di acquisto dei consumatori.

Per questo anche i piccoli negozi indipendenti ora migrano verso le consegne a domicilio e verso la proposta di servizi mai proposti prima. Ancora una volta, i grandi brand puntano tutto sull’esperienza di acquisto, lavorando con soluzioni innovative che online non possano avere lo stesso appeal.

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