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IoT nelle aziende italiane: a che punto siamo?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Linari, Founder & CEO di Alleantia: una giovane e dinamica PMI italiana che opera nel settore IT dal 2008, utilizzando l’IoT nella creazione dei progetti industriali più innovativi. Nata ben prima dell’affermazione dell’era dell’IoT industriale e dell’Industria 4.0, Alleantia assiste oggi allo sviluppo dell’Internet of Things in azienda come fattore trainante per la trasformazione digitale. 

Supply Chain e Marketing beneficiano infatti degli effetti della quarta rivoluzione industriale e, grazie all’Intelligenza Artificiale, rilevano i dati di cui i business hanno bisogno per continuare a prosperare. Nonostante questo, però, sono ancora poche le aziende italiane che scommettono sulle nuove tecnologie. 

Dottor Linari, quali sono i settori trainanti per quanto riguarda l’adozione di soluzioni IoT?

Nel panorama italiano è senza dubbio il settore industriale manifatturiero quello maggiormente interessato all’IoT, anche in virtù degli incentivi per l’industria 4.0 erogati a partire dal 2016. Si parla infatti ormai di Smart Factories, e ci si riferisce in particolare a realtà: 

  • Automotive
  • Petrolchimica
  • Siderurgica e metallurgica
  • Vetro
  • Laterizio e ceramica
  • Farmaceutica
  • Alimentare
  • Cartacea
  • Tessile
  • Cemento
  • Chimica
  • Formatura plastica
  • Formatura metallo

Spiccano poi i settori aerospaziale ed aeronautico nell’area dei trasporti, mentre il settore energetico chiude la fila.

L’IoT risulta particolarmente interessante per il settore manifatturiero, dunque. Ce ne potrebbe illustrare i motivi? 

Certamente, e lo faccio a partire da una considerazione: il sistema della fabbrica vede spesso una netta demarcazione organizzativa e informativa tra la produzione e gli uffici. Di fatto, operatività e management sono due mondi che si parlano poco, poiché divisi da linguaggi e necessità differenti. Rompere questo muro diventa invece un’esigenza sempre più pressante, un’azione necessaria al fine di intraprendere quella quarta rivoluzione industriale di cui si parla spesso. 

In questo senso, l’IoT costituisce un ponte privilegiato tra la fabbrica (OT) e gli uffici (IT), riuscendo a connettere le varie istanze e a generare uno scambio informativo che pervade il sistema intero. Nel rompere l’asimmetria informativa che oggi esiste in tutte le aziende, l’Internet of Things stimola infatti la riflessione sul funzionamento delle fabbriche e ci accompagna alla ricerca di nuovi processi e modelli per la loro ottimizzazione. Il valore dell’interconnessione si manifesta nella raccolta, nell’analisi e nell’utilizzo dei dati che, se ben interpretati, possono condurre a scelte che incidono positivamente sul fatturato e sul delinearsi di nuovi modelli di business.

Si parlava di esigenze differenti, potrebbe spiegarci quali sono le necessità della aree più operative in azienda? 

Quando parliamo di esigenze dei lavoratori, riferendoci in particolar modo ai responsabili di produzione e agli operai, credo sia possibile identificare nelle possibilità di supervisione del lavoro gli aspetti più interessanti dell’IoT.

Macchine interconnesse permettono infatti una visualizzazione on the fly rispetto all’andamento produttivo della singola macchina o della singola catena. Allo stesso modo rendono possibile il controllo dello stato di avanzamento produzione tanto nello stabilimento in cui si trovano, quanto negli stabilimenti diffusi in tutto il mondo. Infine, le possibilità offerte dagli algoritmi di manutenzione preventiva delle macchine (predictive quality) forniscono un supporto non indifferente nella prevenzione di riparazioni o problemi qualitativi. Fa una grande differenza, infatti, accorgersi di difetti a fine lavorazione (magari dovendo buttare 1000 pezzi) e rendersene invece conto strada facendo, grazie a sensori che in modo tempestivo segnalano il problema.

Quali sono invece i benefici dell’IoT per il management? 

L’Internet of Things permette anzitutto di verificare che la produzione sia effettuata all’interno di parametri di qualità e costo di produzione. Ma è nell’interconnessione e nella remotizzazione che dimostra tutta la sua forza, permettendo di introdurre nuovi modelli di business all’interno dell’azienda.

La crisi COVID-19 ha messo a dura prova l’industria italiana. Di recente ha parlato di “resilienza”: l’IoT potrà aiutare la ripresa? 

Credo che uno degli aspetti più interessanti, se così si può dire, di questo periodo sia la scoperta di un nuovo modo di lavorare. Si è visto, infatti, come l’Industria40 possa essere l’unico modo per garantire un po’ di SmartWorking e chi l’ha capito per primo adesso è più resiliente a crisi come quella del #COVID-19.


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