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Blockchain, DLT e IOT: un mix ad alto potenziale – parte terza (ed ultima)

di Stefano Della Valle – CEO at Things lab – Member of IOTA evangelist network

Nelle due precedenti parti di questo articolo ho illustrato le funzionalità dei registri distribuiti e degli smartcontract sottolineando come queste nuove tecnologie saranno fondamentali per lo sviluppo di un’economia dei dati e quindi fondamentali per la realizzazione di progetti IoT.

Cosa significa concretamente economia dei dati?

In realtà l’economia dei dati è oggi ampliamente diffusa solo che non ce ne rendiamo conto, né come utilizzatori, né tanto meno come acquirenti.
Sono infatti intuibili i vantaggi ottenuti da Google o Facebook nel raccogliere moltissime informazioni ogni giorno da miliardi di persone che utilizzano i loro servizi. Se ne intuisce il vantaggio osservando i bilanci e il valore delle aziende sul mercato azionario. Se ne può intuire anche il meccanismo funzionale: più informazioni si posseggono di una persona, più la posso profilare, più persone posso profilare maggiore è il valore del cluster a cui posso inviare messaggi mirati con ovvi obiettivi commerciali.

Tralasciamo il modello di business di questi giganti del web che ovviamente non è replicabile facilmente e concentriamo l’attenzione su un dettaglio: da cosa deriva il valore del cluster di informazioni e profili che Google e Facebook vendono (o permetto di utilizzare)?

A prima vista si può dire che il valore deriva dall’efficacia comprovata delle cluster nel produrre un risultato economico per chi lo acquista e lo utilizza, ma questo è solo una valutazione estetica indiretta. Il vero motivo che attribuisce valore ai cluster di dati e profili di utenti è che di Google, Facebook, Twitter, Amazon, Apple, ecc. ecc. ci si può fidare.

Queste aziende posseggono una posizione di predominio sul mercato che le rende dei punti di riferimento, e posseggono un tracklog di credibilità. Insieme questi due punti le rendono delle autorità de-facto e per di più autorità sovranazionali.

Abbiamo evidenza di questo status grazie molti eventi, due eventi accaduti di recente:

  • Apple e Google si sono intestati il ruolo di fornitori del sistema di rilevazione del contact-tracing anti Covid-19 e tutti i paesi del mondo si sono adeguati alla loro proposta tecnica.
  • Google ha negoziato con la Cina le modalità di profilazione degli utenti cinesi. Ovvero Google è stata riconosciuta come interlocutore paritetico di un’autorità nazionale.

Ci sono molti altri elementi che evidenziano lo status di autorità sovranazionali de-facto dei giganti del web o per meglio dire del data-mining, ma direi che è quanto ho illustrato è già sufficiente.

Quindi, compreso che il valore dei dati di Google and Co. deriva da una combinazione di posizione di dominio e dimensione globale, come si può sostenere che prima o poi si attiverà una economia dei dati che porterà allo scambio diretto tra macchine di valore e di servizi?

Oggettivamente è molto più ragionevole pensare che un modello economico machine-to-machine sia destinato a essere intermediato dai giganti del web, limitandone molte delle funzionalità e soprattutto rendendo molto costoso l’accesso a questo nascente mercato a nuove piccole imprese.

Un altro modo per vedere il problema è osservare come oggi gestiamo altri tipi di dati. Ad esempio la firma digitale, la marca temporale o in generale un messaggio di posta elettronica certificata.
La firma di documenti in modalità digitale e l’apposizione di una marca temporale richiedono l’esistenza di una serie di autorità che garantiscono la validità dei certificati con cui si produce una firma o una marca temporale.

Al pari della validità del cluster di utenti profilati garantito dall’autorità che lo produce, anche in questo caso esiste un’autorità che certifica la validità dello strumento. Se non vi fosse questa certificazione la firma o la marca temporale sarebbero contestabili o ripudiabili, quindi sarebbero inutili.

Chiarito quindi il ruolo delle autorità nel sistema che produce valore economico dei dati è opportuno domandarci: come potrebbe essere organizzata e cosa fornisce un’autorità in grado di certificare i dati prodotti ogni giorno da miliardi di dispositivi IoT sparsi per il mondo?

Dovrebbe per prima cosa essere un’autorità sovra-nazionale, dovrebbe poter identificare ogni dispositivo ed essere in grado di fornire un parametro qualitativo su ogni dato prodotto da ogni dispositivo, certificandone l’origine, il tipo, l’approssimazione, ecc.

Solo così quel dato potrebbe essere economicamente valorizzabile.

Si tratta evidentemente di un modello insostenibile, enormemente costoso, quindi inadatto a supportare la gran parte delle possibili applicazioni IoT.

L’unico modo per supportare efficacemente lo sviluppo di un’economia dei dati e quindi un mercato di prodotti e servizi direttamente erogato e fruito da sistemi autonomi (e persone). E’ quindi necessario creare un’autorità decentralizzata in grado di supportare qualsiasi dispositivo, gestire nativamente la validazione di qualsiasi tipo di dato e qualsiasi livello di traffico.

Il primo passo verso questo scenario è stato fatto nel 2009 con la nascita di Bitcoin. Il Bitcoin infatti è un dato che rappresenta un valore economico espresso in USD (o qualsiasi altro unità di misura di valore). Lo scambio di Bitcoin sull’omonima rete avviene senza alcuna autorità o intermediario. E un vero e proprio scambio diretto tra soggetti terzi che non devono conoscersi per fidarsi l’uno dell’altro, ne hanno bisogno di un’autorità che certifichi il possesso della cifra che il pagante dichiara di possedere.

Da questo primo livello poi derivano gli smartcontract, programmi in grado di attuare delle operazioni in modo automatico. Anche in questo caso non vi sono intermediari, controllori, certificatori o gestori preposti a governare e garantire l’attivazione degli smartcontract. Esistono e sono attivati automaticamente dalla rete in concomitanza di specifici eventi.

Il terzo e decisivo passo verso la creazione di una economia autonoma dei dati è la creazione di IOTA.

Gli smartcontract IOTA possono di accedere direttamente a dati nel mondo reale, quindi interagire con generici dispositivi con costi minimali.

Gli smartcontract di IOTA sono quindi un elemento funzionale flessibile e scalabile che permette a chiunque di generare dati e ottenere la certificazione da parte un gruppo di nodi che esegue lo smartcontract.

Questo gruppo temporaneo di nodi diviene un’autorità astratta certificante di bassissimo impatto sia in termini di costo che prestazionale.
IOTA quindi indirizza tutte le esigenze di un sistema economico basato sui dati: certificarli, pubblicarli e di ricevere in cambio un valore economico sottoforma di moneta digitale.

Tutto ciò senza alcuna intermediazione da parte di autorità de-facto o de-iure.

Lo scambio affidabile di dati e valore è alla base dell’automazione dei processi industriali, rendendoli più affidabili e controllati. Ad esempio grazie a una qualità certa dei dati un sistema di controllo di un processo industriale può adattare i propri parametri, ottimizzando costi e qualità. Non solo ciò garantisce un vantaggio competitivo, ma dato che gli smartcontract non sono interrompibili, alla riduzione dei costi si aggiunge l’aumento di affidabilità e tolleranza ad errori o attacchi di hackers.

Possiamo quindi rispondere alla domanda iniziale, cosa significa concretamente “economia dei dati”: significa creare applicazioni che generano informazioni che singolarmente non hanno valore, ma che una volta elaborate ed aggregate da uno smartcontract eseguito da un gruppo di nodi indipendenti, possono essere oggetto di scambio su un mercato di dati e servizi.

Una prima versione della piattaforma dove scambiare dati e servizi esiste e aumenterà progressivamente il proprio livello funzionale con l’evolversi della sottostante rete IOTA.

Questo scenario evolutivo sembra molto lontano e complesso, ma se ci soffermiamo a pensare all’organizzazione dei distretti industriali scopriamo molte similitudini. In un distretto industriale la collaborazione tra tutti gli attori economici è essenziale e si basa sulla fiducia reciproca.

Spesso le imprese di un distretto si aggregano in reti informali supportando reciprocamente le proprie esigenze organizzative ed economiche.

Tra i possibili effetti pratici di un sistema basato sulla machine-to-machine economy c’è la possibilità di creare reti tra attori economici indipendenti, non necessariamente localizzati in prossimità, che non devono conoscersi e non hanno bisogno di un terzo garante per poter collaborare in modo affidabile, sicuro, ed economico.


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