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Credito d’imposta, Ricerca & Sviluppo: un nuovo slancio a partire dal 2022?

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Il credito d’imposta per le attività di Ricerca & Sviluppo ha subìto, a partire dal 2020, un forte ridimensionamento sulle aliquote e, di conseguenza, ha generato uno scarso utilizzo della misura da parte delle imprese italiane.

Paradossalmente, l’abbassamento repentino delle aliquote (dal 50% al 25%, fino al 6-12% attuale) è arrivato proprio nel momento meno opportuno, col diffondersi della pandemia che proprio nel 2020 ha costretto tantissime imprese a sospendere le proprie attività a causa di chiusure “forzate”.

Nello stesso periodo, peraltro, per diverse imprese il periodo successivo al lockdown del 2020 ha avuto come conseguenza diretta un calo di ordini e quindi in moltissimi casi i mesi successivi alla chiusura hanno rappresentato un’occasione quasi obbligata per svolgere attività di ricerca, in assenza di lavoro “ordinario”.

Tuttavia, le aliquote fissate a partire dal 2020 non hanno in alcun modo favorito le imprese, che a fronte di una serie di difficoltà oggettive, di fatto non hanno potuto (in alcuni casi voluto) beneficiare di un contributo irrisorio per le attività di ricerca.

Oltre al drastico ridimensionamento delle aliquote già menzionato, un altro grande problema della nuova Normativa sul Credito d’imposta R&S è rappresentato dalle modalità di fruizione. Il credito spettante, infatti, dal 2020 potrà essere utilizzato in 3 rate annuali, e non più interamente come accadeva fino al 2019.

Questi due aspetti hanno frenato bruscamente l’utilizzo della misura, soprattutto per le attività che hanno dovuto gioco forza utilizzare i mesi successivi al lockdown per attività sperimentali. A maggior ragione alcuni settori hanno necessariamente diminuito l’attività produttiva ordinaria per cercare di sopravvivere dirottando le proprie risorse ed energie esclusivamente su attività di ricerca.

In questo contesto, già caotico per natura, non va trascurato l’impatto della crisi politica che si è abbattuta lo scorso inverno nel mezzo della pandemia. La Normativa era già stata stravolta, in attesa di chiarimenti e Decreti attuativi mai emanati. All’interno di questo caos normativo si è inserito anche il passaggio di consegne tra la fine del Conte-bis e il successivo insediamento dell’esecutivo guidato da Mario Draghi.

C’è un altro aspetto molto importante, che riguarda principalmente l’arrivo delle risorse previste dal PNRR, che inevitabilmente avranno un grande impatto sulle misure agevolative dei prossimi anni.

In passato l’Unione Europea ha sempre mostrato grande attenzione per i Paesi che investono risorse nei settori cruciali legati alla ricerca e allo sviluppo. Più volte l’Italia ha subito richiami, più o meno velati, dato che i numeri delle risorse utilizzate per finanziare tali attività l’hanno sempre posizionata molto in basso in una ipotetica classifica europea relativa all’uso di queste misure agevolative.

Di conseguenza, è auspicabile una nuova spinta verso l’alto delle aliquote sul credito d’imposta Ricerca & Sviluppo, al fine di sensibilizzare nuovamente le imprese su temi di così grande rilevanza in questo delicatissimo momento storico. Peraltro, si tratta di una misura molto trasversale, che potrebbe persino essere migliorata cercando di rendere la misura più accessibile e favorendone anche la conoscenza e la diffusione tra imprenditori e dipendenti.

Sarà molto interessante anche capire se il futuro riserverà novità anche per quanto riguarda la fruizione del credito d’imposta. Dal 2020 infatti, il credito d’imposta derivante da attività di Ricerca & Sviluppo è fruibile in 3 annualità consecutive e non più interamente in maniera immediata (ovvero nell’annualità successiva rispetto all’anno di competenza). Anche da questo punto di vista si spera ci possano essere novità favorevoli, dando nuovi stimoli a diversi settori che, per ovvie ragioni, hanno dovuto sopravvivere in questo delicato periodo soprattutto cercando idee, soluzioni e progetti innovativi.

Tra gli impatti che ha avuto questa situazione drammatica su scala mondiale a livello sociale ed economico, uno in particolare ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica: la necessità di affidarsi alla ricerca, allo sviluppo non deve servire solo nel momento del bisogno reale, per tamponare una situazione momentanea di difficoltà. L’andamento di questi ultimi 18 mesi (“and counting”) ha dimostrato come la ricerca, lo sviluppo, l’innovazione siano elementi indispensabili per il bene comune. In questo anno e mezzo le idee, le intuizioni, le ricerche e le sperimentazioni hanno giocato un ruolo certamente importante e centrale. Ed è bene riconoscerlo, ricordarlo, e augurarsi che questi valori restino centrali nei prossimi decenni.

Leonardo Menduni

Arkadia Global Management Advisor

 

Articolo fornito da Arkadia GMA

 

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