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L’IoT nel Retail, l’intervista a Paolo Pelloni (Digital Club / Retail)

iot nel retail intervista a Pelloni

Una conversazione con Paolo Pelloni, co-fondatore del Digital Club / Retail, una comunità digitale esclusiva in cui i protagonisti del Retail dibattono sulla digitalizzazione dei punti vendita, in cui l’ingresso dell’IoT permette di interagire più efficacemente con i clienti e pensare applicazioni per migliorare la user experience prima, durante e dopo l’acquisto

Come si collocano, attualmente, le tecnologie IoT oggi nel mondo Retail?

Il grande trend della trasformazione digitale era in atto, veloce e forte, anche prima dell’emergenza sanitaria. Già Big Data, Intelligenza Artificiale e appunto IoT erano emersi come principali tecnologie abilitanti. E, nonostante l’indiscutibile fascino dell’Intelligenza Artificiale, sono convinto che la parte del leone toccherà all’IoT. Il mercato più grande e interessante, soprattutto Tender, si prefigura proprio per gli oggetti connessi, prevalentemente sensori, ma non solo…

Che si dice, nell’ambito del Digital Club / Retail, a proposito di IoT?

È un tema caldo, senza dubbio. Abbiamo esaminato diversi casi, alcuni in test e altri, non pochi, già in produzione. Anzitutto, all’interno dell’ampio significato del termine “Retail”, vanno distinte determinate tipologie. Nella grande distribuzione organizzata, ad esempio, IoT si può già vedere nei sensori applicati ai sistemi di refrigerazione, ai banchi, agli armadi e ovviamente questi consentono anzitutto di misurare i parametri operativi e quindi di controllo immediato del rispetto degli obblighi di conservazione.

Rispetto al passato, però, sono in arrivo vantaggi davvero inediti…

Concordo. Sono destinati a cambiare davvero lo scenario del Retail, e derivano dalla capacità di misurare costantemente il livello dei prodotti per migliorare l’efficienza di re-stock – in particolare per i distributori automatici – o tracciare le aperture degli sportelli in rapporto alle vendite. È possibile, inoltre, monitorare i parametri operativi per implementare dei modelli di manutenzione predittiva, combinando miglior servizio al cliente, efficienza operativa e risparmio energetico. Aggiungiamo il caso particolare delle Vending machine, ambito che vede già diverse attività in corso di produzione, sulla misurazione ad esempio dei fattori esterni – come il tempo – che possono influire sulle vendite specie delle bevande. La prospettiva è minimizzare i costi di approvvigionamento di riempimento dei vari erogatori, che sono dei costi più ampi di logistica associati.

In ambito Retail, si parla da tempo dell’applicazione delle tecnologie abilitanti sfruttando Rfid…

La Radio Frequency Identification non ha bisogno di grandi presentazioni. Al successo iniziale dell’esordio hanno fatto seguito un periodo meno fortunato e un recentissimo entusiasmo, alimentato in primis dal costo contenuto, oltre che dall’applicabilità a qualsiasi prodotto. Dotando infatti ogni prodotto di un tag Rfid – una sorta di contrassegno elettronico univoco – si aprono moltissime possibili applicazioni. All’interno del Digital Club / Retail abbiamo osservato un brand che utilizza Rfid per tracciare i capi, semplificando e velocizzando il processo di ricezione in negozio. Prima, quando arrivavano le spedizioni si aprivano le scatole e ogni singolo pezzo era verificato a mano. Adesso i prodotti transitano sotto antenne che ne leggono i codici: si riducono tempi e costi, e l’inventario diventa più snello e meno soggetto all’errore umano.

La granularità dei percorsi del prodotto aumenta anche solo all’interno del negozio.

C’è la possibilità di tracciare i movimenti del capo all’interno dell’intera Supply Chain, ottimizzando spedizioni e giacenze alla luce dei dati raccolti. E c’è chi si è spinto oltre, con l’obiettivo appunto di conoscere la posizione del prodotto dalla produzione ai centri logistici fino all’uscita dal negozio, dopo la vendita. Così l’insegna entra in possesso di dati veramente utili per l’ottimizzazione. Quante volte un capo entra in camerino? E dopo quanto arriva alla cassa? È importante saperlo, perché un capo provato spesso, ma raramente venduto potrebbe magari avere un problema di vestibilità.

E in più, Rfid serve anche per analytics relativi ai clienti.

In camerino, le antenne nel camerino possono “leggere” l’attività del cliente ma anche suggerirgli, tramite uno schermo o integrato nello specchio, dei prodotti simili o accessori. Oppure tramite un tastierino o un tablet il cliente può rivolgersi all’assistente di vendita per chiedere una taglia diversa, un colore diverso… e tutto questo viene tracciato. Se la persona si è identificata tramite la propria carta fedeltà, al termine della sua visita fisica può anche non aver acquistato nulla, ma il carrello virtuale resta attivo, così da consentire gli acquisti online anche nei successivi due, tre giorni.

Rfid non è l’unica tecnologia IoT, ma piace moltissimo.

Infatti già possiamo toccarla con mano in diversi negozi. Una nota catena di abbigliamento sportivo di articoli sportivi se ne serve per identificare i prodotti quando sono stati venduti. Il reso viene effettuato senza lo scontrino, perché è Rfid a “parlare” al suo posto. Nel mondo della moda e del lusso in Italia, Rfid contrasta le contraffazioni – basta un tag Rfid a verificare l’autenticità di un capo -.

Non si parla di frontiere innovative ipotetiche, ma di soluzioni già applicate. Quali prospettive s’intravedono per il futuro dell’IoT nel Retail?

Nonostante la pandemia, i progetti IoT non si sono fermati e continueranno, con un focus sempre più preciso. Prima accennavo alle Vending machine, e chissà che i prezzi delle bevande non possono cambiare in funzione del tempo atmosferico oppure magari della quantità di persone rilevate in un’area. Sicuramente si amplierà il mondo della sensoristica per la raccolta di informazioni operative: esistono dei tappeti con dei sensori da applicare nei negozi per individuarne le zone “calde” del negozio. Il vantaggio è che questi tappeti possono essere installati per un dato tempo e poi rimossi, per effettuare analoghe raccolte dati in altri ambienti. Parlerei senza alcuna esitazione di un futuro roseo per l’IoT, soprattutto dove c’è in qualche modo o ritorno di dati sul comportamento dei clienti, oppure un esperienza a favore del cliente che favorisca le vendite.

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